Matteo Salvini, la fine della monarchia

Giuseppe Alberto Falci
Leader of Italy's far-right League (Lega) party, Matteo Salvini addresses a press conference with centre-right Senator and regional candidate Lucia Borgonzoni (Rear) on January , 2020 in Bologna, a day after a regional vote in Emilia-Romagna. - Italy's populist leader Matteo Salvini failed to win a key regional election and topple the country's fragile coalition government, official results showed on January 27, 2020. (Photo by Miguel MEDINA / AFP) (Photo by MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Da domani non basteranno le citofonate ma serviranno i contenuti per riempire la lunga traversata nel deserto che attende Matteo Salvini. E non basterà nemmeno l’onnipotenza da leader monarchico della coalizione che pone veti sui candidati altrui, cerca di imporre profili marcatamente leghisti e oscura gli alleati di sempre. Ecco, il dato politico della tornata elettorale di ieri ci consegna un re leghista, ridimensionato, ammaccato, senza più la corona. Che non solo è stato sconfitto in quella che aveva definito la partita della vita, vale a dire l’Emilia Romagna, ma ora è messo sotto processo dagli storici compagni di coalizione, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Non a caso la pasionaria Giorgia Meloni avverte: “Ora si dia l’idea di squadra”. Che è un modo per ridiscutere tutte le candidature delle regionali della primavera prossima, dalla Toscana alla Puglia, dalla Campania alle Marche.Eccezion fatta, per Liguria e Veneto dove il centrodestra schiererà gli uscenti Giovanni Toti e Luca Zaia. 

 

Sia come sia, è vero che il Capitano leghista, in una surreale conferenza stampa di circa sessanta minuti, dissimula, rispolvera l’importanza del gruppo e della coalizione e porge l’altra guancia quando appunto sottolinea che “mi sono alzato soddisfatto, abbiamo fatto quello che è stato possibile”. Perché l’Emilia Romagna è la regione rossa per antonomasia, ed è già un risultato essersela giocata al fotofinish. Come dire, una sconfitta ci può stare, anche perché “siamo alla ottava vittoria su nove”. Un attimo dopo però l’ex ministro dell’Interno ritorna in sé e si proietta già in campagna elettorale, puntando tutte le fiches sulla tornata della primavera prossima quando si voterà in sei regioni. Ma se questa è la superficie di un racconto, la dichiarazione ufficiale da diffondere alla stampa, poi c’è la realtà con cui scontrarsi. E ora, appunto? Può essere ancora una volta il terreno della campagna elettorale la...

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