Matteo Salvini verso il processo. I renziano ago della bilancia

Carlo Renda
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(Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)
(Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)

Matteo Salvini avrebbe conservato copia delle interlocuzioni scritte riguardanti il caso dei migranti sulla nave militare Gregoretti, quando era al Viminale. Da fonti leghiste trapela che si tratterebbe di “numerosi contatti anche tra il ministero dell’Interno, la presidenza del Consiglio (Giuseppe Conte), il ministero degli Affari esteri (Enzo Moavero) e organismi comunitari. Inoltre, sulla redistribuzione degli immigrati, secondo la Lega, era stata contattata anche la Cei. Secondo fonti della Lega, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dichiarava il 30 luglio (nel corso della trasmissione “In Onda” su La7) che “c’è un dialogo tra i ministeri delle Infrastrutture, dell’Interno e della Difesa, la posizione del governo è sempre la stessa: vengono salvaguardati i diritti, le persone che dovevamo scendere sono scese, sono monitorate le condizioni di salute, ma del problema immigrazione deve farsi carico tutta l’Europa”, aggiungendo: “Ringrazio il presidente Conte che continua a porre la questione nelle cancellerie d’Europa”. Tutta la documentazione conservata da Salvini è al vaglio dei legali dell’ex ministro dell’Interno e al momento non verrà diffusa.

L’ago della bilancia decisivo per portare Salvini a processo è rappresentato dai renziani. “Leggeremo le carte e decideremo, senza isterismi e senza sventolare cappi e manette, come si fa nei paesi civili”, ha scritto su Facebook il capogruppo di Italia Viva in Senato Davide Faraone. “E adesso la domanda è: quindi salvate Salvini dal processo? Noi non usiamo le questioni giudiziarie a fini politici, non lo abbiamo mai fatto e mai lo faremo. Oppure il garantismo vale per gli amici, mentre per gli avversari politici si diventa giustizialisti?”, precisa Faraone. Italia Viva tiene quindi il giudizio in sospeso riguardo al processo contro l’ex ministro dell’Interno e i numeri necessari per l’autorizzazione a procedere sono adesso in bilico. Se i renziani diranno no, Salvini potrebbe essere “graziato” dalla giunta per le autorizzazioni a procedere.

Se il caso della nave Gregoretti porterà a un processo, “idealmente in quel tribunale ci saranno con me milioni di italiani” afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, il leader della Lega Matteo Salvini, che rivolge il suo sdegno nei confronti degli ex alleati nel Governo gialloverde. “In questi mesi sto conoscendo la doppia faccia di Conte e Di Maio. Mi dispiace quando ci sono persone che perdono l’onore. È chiaro che per non litigare con il Pd loro si rimangiano tutto quello che avevano detto e fatto”.

Il 20 gennaio si voterà l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno, accusato di sequestro di persona sulla nave Gregoretti della Guardia Costiera. I pronostici della vigilia, dopo l’annuncio del sì dei 5 stelle, dicono che il processo si farà. ”È una cosa surreale” commenta Salvini, che aggiunge: “Per un certo verso, anche se gli avvocati mi suggeriscono il contrario, sarei curioso di finire in aula”.

“Io sarei peggio di uno stupratore. Per lo stupro la pena è 12 anni, per il sequestro 15 anni. Detto questo, noi stiamo preparando tutta la documentazione. Al termine di quattro giorni di presunto sequestro ottenemmo che 5 paesi europei si suddividessero gli immigrati. Una cosa è certa: lo rifarei”.

Nel mirino di Salvini finisce Luigi Di Maio: “Credo che tutta la dignità l’abbia messa nel decreto del 2018” ironizza il leader leghista, “ha cambiato idea sui miei processi come l’ha cambiata su tante altre cose”.

Lo strappo è tale, con gli ex alleati, che Salvini non vuole sentir parlare di governissimo. Corregge quindi il suo braccio destro, Giancarlo Giorgetti, che si sta facendo promotore di un ipotetico governo di scopo.

“Chiariamo: dopo Conte c’è soltanto il voto. Appena salta questo governo, l’unica via sono le elezioni e il prossimo premier sarà scelto da un Parlamento nuovo. Altro paio di manico è dire: Ascoltate. Ascoltate Confindustria, Coldiretti, i sindacati, le associazioni... E se avanza tempo, anche le opposizioni”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.