Mauro Barberis: "L'obbligo vaccinale è costituzionale, ma inapplicabile"

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“L’obbligo vaccinale è possibile e costituzionalmente legittimo, ma sarebbe anche utile? Sgombriamo il campo dalle ideologie e ragioniamo, laicamente, con pragmatismo: un obbligo per categorie trasversali funziona di più”. Mauro Barberis, professore di filosofia del diritto all’università di Trieste, autore del Mulino, in libreria a fine settembre con “Ecologia della rete” (Mimesis), ragiona su profili etici, vantaggi e criticità della prospettiva evocata da Draghi. “Ci sono modi diversi di adempiere alle norme: servono principi chiari, regole precise, ma anche applicazioni elastiche, di buon senso. Premier e capo dello Stato volevano veicolare un messaggio semplice, comprensibile da tutti, ma secondo me non ci pensano proprio a introdurre un obbligo per il 100% degli italiani, la cui applicazione poi nessuno sarebbe in grado di controllare”. Quanto ai confini tra libertà e responsabilità: “Colpisce vedere quanti sono per la sicurezza a tutti i costi quando si parla di terrorismo o immigrazione riscoprirsi paladini della libertà al momento di esibire il green pass”.

Professore, Draghi con un monosillabo - “sì” - ha orientato il Governo verso l’obbligo vaccinale. Mattarella ha ammonito a non invocare la libertà per sottrarsi al vaccino. In una democrazia liberale qual è il confine tra libertà e responsabilità?

Da giurista posso dire che la libertà ovviamente c’entra, ma bilanciandola con altri valori, che qui sono la salute e la vita, nientedimeno. Mattarella ha fatto benissimo a tirare le orecchie a quanti si riempiono la bocca con la parola libertà fuori contesto: quelli che quando si parlava di terrorismo erano per la sicurezza senza se e senza ma e si riscoprono paladini della libertà quando devono esibire un green pass.

È un paradosso che si nutre di accuse come “dittatura sanitaria” e paragoni con totalitarismi efferati o con forme di terrorismo. Da dove nasce, secondo lei?

Cacciari, come altri filosofi, parla di “Stato di eccezione”. È una sciocchezza. Stiamo solo vivendo un’emergenza, benché duri da quasi due anni. Ma la Corte Costituzionale ha ribadito che limiti alla libertà di circolazione sono perfettamente legittimi, purché durino finché dura l’emergenza, e siano proporzionati con l’obiettivo di tornare alla normalità. La durata dell’epidemia, invece, ha complicato le cose: è dall′11 settembre 2001, del resto, che il mondo sembra entrato in emergenza permanente. Detto questo, però, Draghi e Mattarella hanno fatto bene a veicolare un messaggio semplice, comprensibile per tutti, ma non credo che pensino a un obbligo vaccinale per il 100% degli italiani.

Lei dice che il Governo non pensa davvero a questa extrema ratio. Che però quasi tutti i costituzionalisti considerano possibile sulla base dell’articolo 32, comma due della Costituzione. Perché no, allora?

Certo, l’introduzione dell’obbligo generalizzato non porrebbe problemi costituzionali. E liberiamoci anche delle bandierine politiche: a sinistra sono a favore, a destra contro, quindi si sceglie in base alla propria ideologia. Mettiamo infine da parte gli slogan, compreso l’ultimo di Salvini per cui l’obbligo esisterebbe solo in un paio di Paesi asiatici. Non nascondiamoci né dietro l’ideologia né dietro il diritto: si può fare tutto, compatibilmente con la Costituzione, il punto è cosa conviene fare, pragmaticamente, oserei dire laicamente.

Ragionare con pragmatismo e laicità a quali conclusioni porta?

Draghi ha enunciato un principio, ma in concreto che senso avrebbe un obbligo generalizzato, e che vantaggi arrecherebbe? Come ha ragionato Boeri, è più utile un obbligo per categorie, come quelle di chi lavora a contatto del pubblico, su cui sono d’accordo tutti, o dei lavoratori costretti a contatti ravvicinati fra loro nelle fabbriche.

C’è anche un tema di sanzioni. L’obbligo vaccinale introdotto nel 2017 dalla ministra Lorenzin per i bambini a scuola era in realtà simile a un green pass, e prevedeva sanzioni amministrative. È davvero immaginabile un obbligo coercitivo a carico di milioni di italiani?

Lì si annida il paradosso dell’inadempienza: più si introducono regole rigide ed estese a tutti, più aumenta il rischio che vengano violate. Il Governo fa bene a fare la voce grossa, anche per evitare una negoziazione feroce con certe categorie economiche, ma credo che si potrebbe usare con successo il criterio della “trasversalità”: non tutti i postelegrafonici o i lavoratori del commercio, per dire, ma tutti i postelegrafonici o i lavoratori del commercio che lavorano a contatto con il pubblico.

Quanto sarebbe dannoso sul piano dei principi un obbligo disatteso?

Molto. L’unico meccanismo efficace, però, sono controlli a campione ed eventuali sanzioni amministrative, adeguatamente pubblicizzati per evitare il lassismo. Ben sapendo, però, che non si possono controllare in nessun modo 40 milioni di italiani. Ma senza perseguitare nessuno: già la vita è così complicata…

C’è chi dice, a questo riguardo, che l’obbligo generalizzato la semplificherebbe. I sindacati, ad esempio.

Ed ecco un altro bel paradosso. Già i No Vax dicono: se non mettete l’obbligo vuol dire che non ci credete nemmeno voi. Il gioco dei sindacati, invece, è attribuire la responsabilità dell’obbligo al governo per poter dire ai loro iscritti: spiacenti, non possiamo farci nulla. Chi vive di tesseramento deve tenersi buona la base, e finisce per preferire il cartellino rosso a quello giallo. Ma quando, invece di riuscire a bloccare le stazioni, i No Vax si sono rivelati 300 in tutta Italia, il bluff si è svelato e gli alibi sono caduti.

Lei diceva che le libertà si possono limitare in emergenza purché poi si torni alla situazione di prima. Ma oggi la pandemia è ancora in pieno corso o con il tasso di vaccinazioni che supera il 70% e il green pass mirato la situazione è mutata? In sostanza: ci sono ancora i presupposti giuridici dell’emergenza?

Tutta questa partita si gioca sull’elasticità e la concretezza. La situazione attuale è uguale a quella dell’anno scorso? No. Ma non possiamo neppure dare il “liberi tutti”. Se ne esce allentando i criteri, come è avvenuto per i parametri del passaggio in zona gialla o arancione. Draghi e Mattarella fanno giustamente la faccia cattiva, ma poi bisogna distinguere tra le situazioni. Tanto ci sarà sempre qualcuno che si lamenta.

Ma spingere per l’obbligo generalizzato non può essere un boomerang sul piano psicologico? Se si sottintende che quanto fatto finora non basta, che fine fa l’ottimismo per la ripresa e le riaperture su cui Palazzo Chigi ha puntato molto?

Quel profilo può esserci, perché non si deve dare l’idea di andare a tentoni. Ma se si resta sul piano dei principi non si alimentano troppi equivoci.

La Procura di Torino ha chiesto l’oscuramento di alcune chat No Vax su Telegram per istigazione a delinquere con l’aggravante di terrorismo. Ha fatto bene?

Talleyrand diceva: “Surtout, pas trop de zéle” (soprattutto, non troppo zelo, ndr) Abbiamo 35mila reati, dalla violenza privata al procurato allarme alle minacce. Ma l’aggravante terroristica no, è come l’aggravante mafiosa per la Banda della Magliana. Poi la Cassazione ti annulla le sentenze.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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