Mauro Ferraresi: "Effetto Covid: prima compravamo tempo, ora spazio"

Gianni Del Vecchio
Mauro Ferraresi (Photo: Getty Images)

Professore Ferraresi, diversi proprietari di stabilimenti balneari sono costretti ad ammettere che quest’estate ci sarà un caro-ombrellone: i prezzi aumenteranno fra il 10 e il 20 per cento. Sostengono sia dovuto al fatto che col Covid sono costretti ad aumentare lo spazio per famiglia, da 5 a 10 metri quadrati. Mi sembra che sia solamente uno dei tanti esempi di come il virus ci costringe a modificare il nostro rapporto con lo spazio. Mentre in epoca pre-Covid noi tutti cercavamo di comprare tempo, magari viaggiando in altà velocità o usando la tecnologia per le nostre faccende quotidiane, adesso siamo costretti invece ad acquistare spazio. Sbaglio?

Interpretazione corretta. Lo spazio è ora diventata una risorsa scarsa, proprio come lo era prima il tempo. Mi ricordo una bellissima frase pronunciata da un grande imprenditore anni fa: “Noi non andiamo in posti diversi da quelli che frequentano i borghesi, ma ci andiamo prima e molto più comodamente”. Rappresenta bene un mondo che voleva più tempo, lo acquistava. Adesso forse dovremmo sostituire la dimensione temporale con quella spaziale. Compreremo spazio, ne avremo bisogno. In generale il Covid ha già portato grandi novità nel nostro modo di vivere. Le ho sintetizzate nell’acronimo SSTAI: Sanificazione, Sedentarietà, Telelavoro-teleamicizia-teleamore, A casa, Internet. Ebbene, le prime due esse ci raccontano proprio come è cambiato il nostro rapporto con lo spazio.

Acquistare tempo era diventato una specie di status symbol, la vera differenza fra ricchi e poveri. Adesso sarà quindi cool avere più spazio?

Se ci pensiamo bene lo spazio è sempre stato uno status symbol ma adesso lo sarà ancora di più. Mi spiego. Finora lo è stato per quanto riguarda i cosiddetti “spazi strutturati”: la casa o l’ufficio. Avere una bella abitazione, spaziosa e ricca di comfort, nonché un ufficio grande e luminoso era ed è un preciso messaggio sociale. Bene, ora dobbiamo estendere tutto ciò agli “spazi destrutturati” ovvero quelli pubblici. Penso alle spiagge, ai teatri, ai cinema. Insomma, tutti quei luoghi che erano indifferenti a questioni di spazio, anzi magari dove più si stava tutti compatti e pigiati meglio era. Ad esempio, sono sicuro che alcuni cinema quando riapriranno faranno delle offerte su prenotazione in cui permetteranno di acquistare più comodità e metri quadri a chi può pagare di più.

La stessa cosa avverrà per i trasporti, dal treno all’aereo, non crede?

Sicuramente. E questo avrà un costo, avremo una differenziazione dell’offerta, aumenterà la forbice fra la prima classe e le altre.

Ritornerà la terza classe, come ai tempi del Titanic?

Non credo che ritorneremo al Titanic ma le compagnie aeree o di navigazione da qualche parte devono rientrare nei costi.

Una brutta notizia per le compagnie low cost.

Avranno parecchi problemi. Che possono fare? Ci faranno pedalare per far andare i motori? Saranno semplicemente costrette ad aumentare i prezzi e quindi non essere più low cost.

Ecco, i prezzi. Un altro effetto nefasto del Covid per noi consumatori è che spenderemo di più.

Ci saranno aumenti, non c’è dubbio. Magari non per tutti i generi, sicuramente per molti. Non penso solo al cibo ma anche ai vestiti. Alcune boutique hanno già iniziato ad aumentare le cifre sul cartellino dei capi perché sono aumentati di colpo i costi fissi. penso alla sanificazione dei locali, ai divisori in plexiglass e via dicendo.

Invece c’è anche chi dal Coronavirus ci ha guadagnato, come capita in tutte le crisi. Penso all’economia digitale.

Abbiamo subito un processo di alfabetizzazione digitale rapido e violento. Ci siamo di colpo ritrovati a dover gestire tanti piccoli atti quotidiani, come fare la spesa o vedere amici e familiari, utilizzando il web. E lo abbiamo fatto. Segno della grande capacità di adattamento dell’essere umano. Tutto ciò evidentemente è stata una grande manna per le piattaforme tecnologiche, Amazon su tutte. Però penso che a lungo termine potrebbe esserci anche un altro effetto che potrebbe farci risparmiare qualche soldo. Immagino che nel mondo digitale si riverseranno molte persone alla ricerca di lavoro e guadagno personale. Aumenterà la concorrenza e quindi potranno diminuire i prezzi dei servizi che utilizziamo. Un po’ quello che è successo finora con i bar: una sorta di rifugio per chi voleva aprire una attività ed era abbastanza sicuro di poter portare a casa un reddito dignitoso. In ogni caso il ruolo delle tecnologie digitali è diventato ancora di più preponderante nelle nostre vite. E lo sarà anche quando avremo sconfitto il virus.

Cosa succederà quando tutti, fra un anno o due, saremo vaccinati? Cosa resterà di diverso nella nostra società? Oppure tutto ritornerà come prima?

Ruberò un concetto caro allo storico Alessandro Barbero: il Covid sarà una periodizzazione, cioè un evento storico che porterà cambiamenti da cui non si torna indietro come, ad esempio, la prima o seconda guerra mondiale. L’ultima periodizzazione risale a quasi 20 anni fa: l’attacco alle Twin Towers dell′11 settembre 2001. Quindi abbiamo vissuto un periodo abbastanza lungo senza grandi scossoni. Ora lo scossone è arrivato. Ed è qualcosa che ci ha già cambiato la testa. Nulla sarà come prima, chi lo sostiene sbaglia. 

E dobbiamo essere pessimisti od ottimisti?

Ci sarà una fase di ripartenza, in cui saranno prevalenti i sentimenti euforici rispetto a quelli disforici. Non mi annovero fra i cantori delle “magnifiche sorti e progressive” ma credo che si ricostruirà una volta finita l’emergenza, così come hanno fatto i nostri padri nel Dopoguerra.

 

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.