Mauro Forghieri è morto: fu geniale ingegnere in Ferrari

Mauro Forghieri è morto: fu geniale ingegnere in Ferrari. (Photo by Giorgio Perottino/Getty Images for Museo Nazionale dell'Automobile)
Mauro Forghieri è morto: fu geniale ingegnere in Ferrari. (Photo by Giorgio Perottino/Getty Images for Museo Nazionale dell'Automobile)

Se a cementare il mito di Maranello, negli anni '60 e '70, ci pensarono certamente il fondatore Enzo Ferrari in officina, ai box e nelle sale stampa, dirigenti come Luca Cordero di Montezemolo al muretto e campionissimi come John Surtees, Niki Lauda e Gilles Villeneuve in pista, lui fu uno dei segreti tutt'altro che nascosti dei successi del Cavallino in Formula 1. Si tratta di Mauro Forghieri, uno degli ingegneri più illuminati della storia dell'automobilismo italiano e mondiale, morto nella sua Modena il 2 novembre 2022 a 87 anni d'età.

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Profondamente emiliano, cresciuto in una famiglia operaia, Mauro Forghieri aveva i motori nel proprio destino. Nato a Modena il 13 gennaio 1935, già in 1959 entrò in Ferrari da neo laureato. Inizialmente impiegato nello sviluppo dei motori, già da fine 1961 divenne Responsabile del Reparto Tecnico per le vetture da corsa. La prima vittoria di una Formula 1 da lui progettata arrivò nel 1963, ma già nel 1964 fu titolo mondiale. A ottenerlo il britannico John Surtees alla guida proprio di una sua creatura: la Ferrari 158.

Mauro Forghieri è morto: fu geniale ingegnere in Ferrari. (Photo by Bernard Cahier/Getty Images)
Mauro Forghieri è morto: fu geniale ingegnere in Ferrari. (Photo by Bernard Cahier/Getty Images)

La genialità di Mauro Forghieri emerge da un altro dettaglio che cambiò la storia del mondo delle corse. L'idea di montare un alettone sulle vetture fu infatti sua, tanto che proprio la Ferrari fu la prima a sfoggiarne uno: era il Gran Premio del Belgio 1968. Nel decennio successivo si creò poi il fortunato binomio con Niki Lauda, poi sostituito da Jody Scheckter. Era l'epoca del motore a 12 cilindri "piatto" e del cambio trasversale: le 312 T, T2 e T4 vinsero in tutto tre mondiali piloti e quattro costruttori. Erano tutte frutto della sua geniale matita. In quegli stessi anni responsabile della Squadra Corse era Luca Cordero di Montezemolo: "Scompare non solo uno dei più grandi tecnici italiani, apprezzato in tutto il mondo, ma anche un amico e un collaboratore con cui ho condiviso anni meravigliosi e indimenticabili successi sportivi", è oggi il suo ricordo.

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Nella sua lunga parentesi a Maranello, tra il 1962 e il 1984, furono ben sette i mondiali costruttori vinti dalla Ferrari grazie a sue monoposto. Di profondissima intelligenza ed esperienza, però, Mauro Forghieri è entrato nei cuori di generazioni di appassionati anche per la sua sconfinata umanità. Fu lui nel 1976 a suggerire a Niki Lauda, dopo il ritiro nella pioggia del Fuji, l'eventualità di raccontare alla stampa di un guasto alla Ferrari per nascondere le preoccupazioni dell'austriaco reduce dal rogo del Nürburgring. Poi il campione viennese scelse di raccontare la verità, e il tutto finì in una scena cardine del film 'Rush'. Noto anche il suo affetto per Gilles Villeneuve, che l'ingegnere modenese ha raccontato per quarant'anni con le lacrime agli occhi.

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Mauro Forghieri è morto: fu geniale ingegnere in Ferrari (Photo by Sergio del Grande/Mondadori via Getty Images)
Mauro Forghieri è morto: fu geniale ingegnere in Ferrari (Photo by Sergio del Grande/Mondadori via Getty Images)

Grande comunicatore, a cavallo degli anni '80 e '90 divenne braccio destro di Mario Poltronieri nelle telecronache della Formula 1 sulla Rai. Era "la voce tecnica", poi da tanti imitata, al pari dell'amico Clay Regazzoni che quindici anni prima guidava le Ferrari da lui stesso disegnate. Competente e pacato, non risparmiava giudizi anche molto severi quando necessario. E, divenuto responsabile tecnico della Lamborghini, tornò capo progettista in occasione dell'ambizioso progetto del Modena Team. Indimenticabile il suo pugno, sentito in diretta in tutta Italia, quando Eric van de Poele si ritirò all'ultimo giro del Gran Premio di Imola 1991. Era quinto, sarebbero stati gli unici punti della storia della scuderia. Una delle tante dimostrazioni della passione infinita di uno dei veri e propri geni della storia dell'automobilismo.