Max Bugani: "Quel 33% di M5S era drogato, oggi Conte sta dando un'identità"

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ROME, ITALY - FEBRUARY 04: Mayor Raggi's Chief of Staff in charge of Innovation, Massimo Bugani, attends the press conference
ROME, ITALY - FEBRUARY 04: Mayor Raggi's Chief of Staff in charge of Innovation, Massimo Bugani, attends the press conference

“Conte si è insediato da poco tempo. Per quanto mi riguarda io sono molto contento che ci sia lui alla guida e che finalmente venga definito con chiarezza il perimetro culturale del nuovo M5S”. A parlare al Corriere della Sera è Max Bugani, storico esponente 5 stelle, ex socio di Rousseau, schierato a sostegno del nuovo corso affidato all’ex premier. ”È il momento della semina e dell’ascolto di cui vedremo i frutti fra qualche mese, ma già il fatto che ci siano obiettivi chiari e una prospettiva politica fa sì che molte persone siano pronte ad impegnarsi. Per me questo è il miglior inizio possibile”.

Non saranno quindi le elezioni amministrative un test probante. “Impossibile fare paragoni con il passato. Abbiamo rappresentato e sfruttato un’onda di popolo dal 2005 fino al 2018 che ha messo insieme persone molto diverse fra di loro, unite da battaglie comuni come il reddito di cittadinanza e l’anticorruzione. Quella stagione aveva per sua natura un inizio e una fine. Chi guarda indietro passerà il resto della propria vita a lamentarsi sui social. In tanti invece abbiamo l’entusiasmo del nuovo viaggio che inizia, con la certezza di non voler tornare indietro”. In altre parole, scordiamoci quel 33% del 2016: “Il 33% era drogato da un po’ di tutto, ognuno vedeva nel M5S quello che voleva vedere, serviva per molti a dimenticare di aver votato Renzi o Berlusconi, quasi un modo per pulirsi la coscienza. Ma quando governi deve emergere la tua identità, devi fare capire davvero chi sei e dove vai, e a noi quella identità mancava, altrimenti non avremmo avuto fuoriusciti che sono andati nell’estrema destra e altri nell’estrema sinistra. Ora è proprio l’identità la cosa che ci sta dando Conte e io sono contento perché è l’identità che mi auguravo scegliessimo e per cui ho combattuto”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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