Maxi incendio a Milano, pm chiede 4 condanne fino a oltre 6 anni

Fcz

Milano, 23 set. (askanews) - Rischiano condanne comprese tra un minimo di 3 anni e un massimo di 6 anni e 8 mesi tutti gli imputati nel processo milanese sul maxi incendio scoppiato a ottobre scorso in un capannone di Via Chiasserini, nel quartiere Bovisasca, all'estrema periferia Nord del capoluogo lombardo. Questa mattina il pm Donata Patricia Costa ha chiesto la condanna di tutti i quattro imputati accusati a vario titolo di traffico illecito di rifiuti e gestione non autorizzata di discarica. La pena più alta, pari a 6 anni e 8 mesi di carcere, è stata chiesta per Aldo Bosina, l'impenditore di Cureggio, in provincia di Novara, considerato dagli inquirenti l'amministratore di fatto della Ipb Italia, società che gestiva il deposito dove, il 14 ottobre 2018, scoppiò un maxi incendio andato avanti per giorni provocando un danno ambientale per l'enorme colonne di fumo che si sprigionò nel cielo della città. Secondo la rappresentante della pubblica accusa, Bosina (che a differenza degli altri imputati risponde anche di calunnia e intestazione fittizia dei beni) non merita le attenuanti generiche soprattutto alla luce del suo "ruolo principe" ricoperto nel traffico di rifiuti. Il pm ha comunque espresso parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari per Bosina che dal momento dell'arresto, scattato il 27 scorso, è detenuto nel carcere di Novara.

Il magistrato ha poi chiesto 4 anni e 2 mesi di carcere per Pietro Ventrone, l'imprenditore a capo della società di trasporti dei rifiuti Geo Log. E ancora: 3 anni e 10 mesi per Giovanni Girotto, l'imprenditore trevigiano che secondo gli inquirenti milanesi avrebbe messo a disposizione dell'organizzazione il proprio capannone anni per lo stoccaggio di rifiuti illeciti, e 3 anni per Patrizia Geromini, amministratrice della Ipb Italia. In aula il magistrato ha parlato anche delle operazioni di bonfica del sito, partite il 31 luglio scorso per un costo stimato di circa 1,3 milioni di euro in capo alla Città Metropolitana di Milano : "Siamo stati impegnati tutta l'estate - ha detto - per la messa in sicurezza dell'impianto e per evitare conseguenze per la salute pubblica". E ha concluso la sua requsitoria chiedendo la confisca dei camion e dei conti correnti già sequestrati durante le indagini.

Il processo prosegue con gli interventi dei legali delle parti civili: ossia la Città Metropolitana e il Comune di Milano ma anche la Ipb Srl, proprietaria del ramo d'azienda che detiene la proprietà del capannone di Via Chiasserini e che venne ceduto alla Ipb Italia pochi giorni prima del maxi rogo.