Medici lombardi: "Tilt e buchi organizzativi, sembra dicembre 2020"

·5 minuto per la lettura
Medici di famiglia (Photo: byryo via Getty Images/iStockphoto)
Medici di famiglia (Photo: byryo via Getty Images/iStockphoto)

“C’è un sovraccarico di lavoro perché, oltre a dover visitare i pazienti Covid e non Covid, ci sono tutte le chiamate di quegli assistiti che non sanno cosa fare, hanno il tampone positivo, hanno il Covid ma non riescono a prenotare il molecolare, non ricevono il certificato di isolamento e non riescono a contattare telefonicamente nessuno in Ats, dove sicuramente sono a loro volta oberati di lavoro e con poco personale. Quindi sì, siamo tutti in difficoltà. E per certe criticità di tipo organizzativo ci sembra di essere ancora a dicembre 2020 e non a dicembre 2021”. In Lombardia anche i medici di famiglia non riescono a reggere tutto il lavoro derivante dal forte aumento di contagi. A tracciare il quadro sul fronte degli studi dei medici di famiglia è Paola Pedrini, segretario regionale generale di Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) Lombardia.

I camici bianchi di fiducia dei cittadini sono stati chiamati in causa anche dalla task force tamponi attivata dalla Regione per affrontare questi giorni di pressione legata al boom di richieste di test, che provoca code di ore e disagi. “Siamo ben disposti sui tamponi e fra noi medici di famiglia c’è già chi li sta facendo. Certo - spiega Pedrini all’Adnkronos Salute - bisogna anche ricordare che purtroppo non tutti hanno possibilità di farli in ambulatorio, perché servono caratteristiche particolari: un ingresso separato rispetto ai pazienti non Covid, per esempio, e chi non ce l’ha potrebbe farli in orari diversi da quelli di ambulatorio, ma a volte ci sono i pazienti di altri medici nella stessa sala d’attesa. Quindi non è un’attività per tutti i medici di famiglia, non per mancanza di volontà, ma per un discorso di logistica. Ma siamo disponibili a fare la nostra parte”.

Uno dei problemi che oggi si verificano, racconta Pedrini, è che “spesso viene detto alle persone di chiedere di prenotare il tampone di fine isolamento al medico di famiglia, ma noi abbiamo evidentemente delle agende diverse perché le nostre hanno tempi d’attesa sul portale di Regione Lombardia anche al 18 gennaio”. “Per la precisione - elenca il segretario Fimmg - ieri sera il primo posto disponibile su Bergamo era un singolo slot il 12 gennaio, su Brescia il 10 gennaio, a Pavia il 18, Insubria 13 gennaio, mentre Milano ha un portale diverso che però i colleghi non riescono a usare più perché il sistema li rimbalza. Siamo messi tutti così, insomma. E sicuramente è tutto intasato”.

L’alternativa che viene data è fare la ricetta bianca al paziente che va ai punti tampone senza appuntamento. “Così però creiamo assembramenti con code chilometriche di ore, con un misto fra pazienti positivi e contatti stretti che potenzialmente sono ancora negativi e potrebbero prendersi il virus in coda. Far fare i tamponi ai medici in studio un aiuto lo darà, ma non è la soluzione al problema, non basta” spiega Pedrini. Attualmente, ricorda, “sono validati solo i tamponi per i sintomatici, per il medico di famiglia, che effettivamente poi non deve richiedere il molecolare e così facendo si riducono un pochino quelle liste d’attesa che vediamo oggi”.

Il problema principale è quello dei pazienti sintomatici che vanno a fare il tampone rapido in farmacia, dove si dovrebbero testare solo gli asintomatici. “Questi pazienti sintomatici vengono poi inviati a fare anche il molecolare necessario per la conferma, ostruendo tutte le liste d’attesa” spiega il segretario generale Fimmg. Il contatto stretto, invece, “tecnicamente dovrebbe essere programmato dal Dipartimento igiene e sanità pubblica dell’Ats, ma non ormai non succede. E quando c’è una difficoltà si chiede di sopperire sempre al medico famiglia, anche per la chiusura di quarantena. Peccato però che, se lo diamo noi questo appuntamento, lo diamo a distanza viste le disponibilità che ci compaiono in questi giorni nel sistema, e prolunghiamo tutti gli isolamenti”.

Le regole cambiano da un giorno all’altro. E spesso non è chiaro per i cittadini dove andare. Quale soluzione? “Sarebbero certamente ideali percorsi diversi per tipologia di persone da testare” risponde Pedrini. “In alcuni centri erano state pensate fasce orarie diverse, ma ora è diventato tutto un insieme unico, è il caos più totale”. Per quanto riguarda il ruolo dei medici di famiglia, Pedrini rivela di non aver ancora ricevuto risposte dal direttore generale al Welfare della Regione. “Ho richiesto ormai l’altro ieri in serata un incontro urgente al direttore generale Welfare della Regione, Giovanni Pavesi, proprio per parlare delle criticità e cercare di affrontarle e soprattutto uniformare il modo in cui farlo sul territorio lombardo. Perché poi su ogni Ats ci si muove come sempre in ordine sparso. Ma per ora non ho ricevuto riscontro”, riferisce. “E non abbiamo ancora ricevuto - continua Pedrini - la lettera della Dg Welfare con cui si vuole sensibilizzare i medici di famiglia all’esecuzione del test negli studi. Noi, lo ribadisco, siamo disponibili non solo per i tamponi, ma anche per segnalare le criticità e proporre, non dico soluzioni, ma un modo per affrontare al meglio e in modo più omogeneo questa situazione”.

La variante Omicron intanto continua a correre. “È contagiosissima - conferma il medico - nella maggioranza dei casi i sintomi sono lievi, ma più che altro lo sono soprattutto nei vaccinati. Perché su un numero così grande c’è il fragile che si contagia ed è sempre più a rischio. Quindi qualche caso grave c’è, che va a occupare posti letto in ospedale e poi i pazienti non Covid che hanno bisogno di assistenza sono ancora più in difficoltà”.

Il momento insomma non è facile. “Avevamo tirato un sospiro di sollievo grazie al vaccino, che è utilissimo e continua ad esserlo e bisogna invitare tutti a fare anche presto la terza dose ma le criticità organizzative restano. Alle istituzioni - conclude il segretario di Fimmg Lombardia - chiedo più coinvolgimento: come sempre il capro espiatorio classico è il medico di famiglia, ma non veniamo neanche convocati in queste task force o quando ci proponiamo per qualcosa non veniamo ascoltati. Sicuramente noi siamo stanchi e sconfortati da queste situazioni e lo siamo ancora di più adesso perché abbiamo due anni veramente pesanti sulle spalle. Ma chi ci rimette di più sicuramente sono i cittadini”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli