Medici ospedalieri in prima linea contro il virus, "ma mancano camici e mascherine"

"Con l'arrivo del coronavirus l'opinione pubblica ha preso coscienza delle precarie condizioni di lavoro dei medici ospedalieri. Dal 21 febbraio sono protagonisti di rinunce come la revoca delle ferie già concesse e il blocco di ulteriore concessione di ferie, il blocco dei riposi e la possibilità di lavorare ininterrottamente fino all'arrivo di un collega per il cambio". È quanto dichiara Alessandro Garau, segretario generale del Coas - Medici dirigenti.

"Ma se queste rinunce - sottolinea Garau - sono quasi abituali e accettate per necessità, è stata sicuramente meno accettata e spiegabile la decisione di dare dietro firma per ricevuta al personale a diretto contatto con le persone i D.P.I., cioè i dispositivi di protezione individuale (Camici, maschere facciali, mascherine, guanti, camici cappellini e calzari) in quanto non esistevano scorte in azienda. Così l'eroismo dei colleghi direttamente impegnati nella assistenza e trattamento di questi ammalati o casi sospetti, è stato veramente superiore a qualsiasi aspettativa, in quanto coscienti di rischiare la vita per salvarla agli altri".

"E nessuno - aggiunge Garau - si è tirato indietro dal proprio dovere quando è stata bloccata la possibilità per il personale sanitario di accedere ai 15 giorni di quarantena nel momento stesso in cui veniva verificata la presenza del virus nelle sue mucose (Tampone positivo): è stato imposto di proseguire l'attività lavorativa in quanto non ancora sintomatici e quindi ammalati, in osservanza del D.P.C.M. 9 marzo 2020 n.20".

"Inoltre - prosegue - sono stati sospesi anche i prelievi oronasali al personale sanitario a contatto con gli ammalati, in quanto considerati verosimilmente positivi e da sottoporre quindi all'osservazione clinica ma non alla quarantena". "Come in ogni situazione difficile - spiega ancora il segretario generale - gli italiani e soprattutto medici e infermieri daranno il massimo per contribuire alla soluzione di questa epidemia, continuando a "curare" finché le forze glielo permetteranno, grati per i messaggi provenienti dalle forze politiche per la loro abnegazione e capacità e inventiva; sapendo inoltre che sarà proprio fidando nella loro abnegazione e capacità di lavoro che chi adesso li ringrazia e inneggia al loro sacrificio dimenticherà presto, anzi prestissimo, e farà tutto per negare qualsiasi riconoscimento del lavoro svolto per deprezzare quanto successo". 

Sull'eroismo dei medici ospedalieri in questi giorni conviene anche il professor Pierluigi Marini, presidente di ACOI. "I chirurghi in tutti gli ospedali di Roma così come d'Italia stanno facendo un lavoro straordinario, portando avanti con la professionalità che ha fatto scuola in tutta Europa la nostra professione, ora più che mai perché il sistema sanitario italiano e del Lazio sono sotto stress e in trincea. Sta vincendo il grande lavoro di squadra tra medici, infermieri e chirurghi con uno straordinario spirito di solidarietà". 

"Siamo impegnati a garantire ogni tipo di urgenza chirurgica e la chirurgia oncologica", spiega Marini all'Agi. "Così come siamo pronti nei pronto soccorso a consulenze o ad affiancare i nostri colleghi. E' un momento difficile per tutti, stiamo lavorando ogni giorno con i colleghi anestesisti per studiare percorsi alternativi in particolare negli ospedali che stanno dando priorità ai pazienti Covid-19".

Un allarme sulle carenze dei dispositivi medici di protezione arrivano anche dai medici impiegati e impegnati nelle strutture private convenzionate. All'AGI sono arrivate negli ultimi giorni segnalazioni di chirurghi che vengono obbligati a fare interventi di routine e non urgenti senza mascherine o camici idrorepellenti. Interventi di piccola chirurgia, assolutamente rinviabili, ma che alcune strutture decidono invece di confermare proprio in questi giorni di emergenza assoluta. Ma mancano mascherine, camici e occhiali, anche qui, a rischiare di più, sono proprio i medici.