Medicina rigenerativa, possibile la stampa 3D dentro il corpo -2-

Red/Lcp

Roma, 23 giu. (askanews) - Il Professore Nicola Elvassore, coordinatore dello studio, il cui team di ricerca opera tra Universit di Padova e Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) ha spiegato: "Le tecniche pi innovative di bioprinting 3D richiedono l'accesso diretto al tessuto della penna per la biostampa tridimensionale, di conseguenza, il controllo della forma e struttura del tessuto stampato limitato a parti del corpo facilmente accessibili come la pelle. Siamo davvero entusiasti del fatto che la nostra tecnica (che abbiamo nominato intravital 3D bioprinting) permetta di visualizzare con altissima risoluzione la parte anatomica di interesse e 'stampare' tessuti nella posizione e della forma desiderati".

La Dottoressa Anna Urciuolo, primo autore dello studio, ricercatrice presso il VIMM, ha dichiarato: "Questo studio rappresenta una delle sfide pi grandi ed entusiasmanti della mia carriera. Infatti, per raggiungere i risultati ottenuti stato necessario fondere insieme tecnologie emergenti e multidisciplinari. La coordinazione di tali approcci di ricerca ha permesso di superare i limiti che esistevano nell'applicazione del 3D bioprinting in modelli viventi. Grazie alla possibilit di 'stampare' all'interno di tessuti viventi, siamo stati in grado di controllare spazialmente il delivery di cellule staminali muscolari, aumentando la loro abilit di generare nuovo tessuto muscolare".

In una prima fase i ricercatori hanno combinato il gel con le cellule donatrici selezionate in base al tipo di tessuto su cui intervenire. Il biogel cos composto stato quindi iniettato nell'area di interesse mediante l'uso una semplice siringa. Successivamente, una speciale luce stata diretta nell'area di interesse dall'esterno del corpo. Il biogel sensibile ad una specifica lunghezza d'onda della luce in grado di creare dei legami e solidificare intrappolando al suo interno le cellule donatrici, generando quindi un tessuto che si adatta e connette a quelli circostanti.

L'intravital 3D bioprinting stata utilizzata per generare nuovo tessuto senza causare danni agli organi o tessuti circostanti. Inoltre, questa procedura non genera nessun prodotto secondario che possa rimanere nel corpo e ha il potenziale di poter essere utilizzato per localizzare delle cellule donatrici nel tessuto ricevente. Questo approccio potrebbe essere rivoluzionario nei casi dove le cellule dei pazienti non siano in grado di riparare o ricostruire un tessuto danneggiato o mancante.

Sebbene ancora in una fase pre-clinica, questo tipo di ricerca di ingegneria tissutale - conclude la nota - potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie per i pazienti con complesse condizioni fisiche, in particolare in pazienti che hanno danni a organi o tessuti, oppure a interventi di altissima precisione in cui la forma del tessuto rigenerato sia intimamente legata alla sua funzione, ad esempio nelle terapie oftalmiche o approcci di neurochirurgia.