Medicina: sono sempre di più le terapie inutili o dannosi

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Una professione preziosissima, forse quella a utilità sociale maggiore per le persone. Parliamo del medico, persona di cui ci si fida incondizionatamente per risolvere i propri problemi di salute. Tuttavia, non va dimenticato che i medici sono uomini, e quindi soggetti capaci di commettere errori. Come quello di non aggiornare le proprie competenze, continuando a prescrivere cure delle quali le ricerche più recenti hanno smentito l’efficacia.

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Uno studio pubblicato su eLife (no profit che mette a disposizione degli scienziati un metodo di pubblicazione indipendente) ha preso in esame studi clinici condotti con gli standard considerati maggiormente attendibili nel campo della ricerca medica, pubblicati tra il 2003 e il 2017 sul Journal of the American Medical Association, su The Lancet e sul New England Journal of Medicine, cioè tre delle più importanti riviste di settore. Ebbene, in 396 casi sugli oltre tremila esaminati le pratiche suggerite dal medico sono risultate del tutto inutili, se non dannose.

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Il maggior numero di medical reversal (cioè di ribaltamenti rispetto alla cura prescritta) si sono verificati nell’ambito delle malattie cardiovascolari, con il 20 per cento del totale dei casi analizzati. A seguire medicina preventiva e cure in emergenza. Riguardo al tipo di prescrizione ribaltata, le più comuni si sono verificate su farmaci poi risultati inefficaci (il 33 per cento dei casi), seguiti da specifiche procedure mediche e da consigli su vitamine e supplementi per la salute non diretti allo scopo che si prefiggono.

Proprio sugli integratori e sulle vitamine assunte per la prevenzione dei malanni, un articolo del New York Times ha rilevato come gli omega 3 dell’olio di pesce, decantati quasi all’unanimità, non darebbero protezione contro le malattie cardiovascolari, così come il ginkgo biloba non aiuterebbe a preservare la memoria.