Mediterraneo da salvare: sfide e obiettivi del programma SciNMeet

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Roma, (askanews) – Unire gli sforzi per invertire il declino del Mediterraneo, aumentando le conoscenze scientifiche sui fondali marini e la loro biodiversità per comprendere e gestire gli impatti che il cambiamento climatico, l’inquinamento e l’eccessivo sfruttamento delle risorse hanno sugli oceani. E’ l’obiettivo del programma “Science We Need for the Mediterranean Sea We Want (SciNMeet)” lanciato a Roma nella sede del Cnr durante una due giorni di lavori. Il programma si inserisce nel quadro del Decennio delle scienze oceaniche per lo sviluppo sostenibile (2021-2030) proclamato dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di sostenere i paesi nel raggiungimento dell’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.

A spiegare gli obiettivi di SciNMeet Rosalia Santoleri, presidente della Commissione oceanografica italiana (Coi) tra gli organizzatori dell’evento: “L’obiettivo è lo sviluppo della ricerca scientifica a servizio delle challenges della Decade degli Oceani che sono avere un mare pulito, un mare sostenibile, avere un oceano predicibile, avere un oceano trasparente in cui tutte le informazioni sono condivise e trasferite a tutti i cittadini oltre che alla comunità scientifica”.

Studiare gli oceani non è semplice, servono tecnologie sofisticate e serve anche una maggiore integrazione dei dati per avere un quadro d’insieme, come spiega il direttore del Dipartimento di Scienze del sistema Terra e Tecnologie per l’ambiente del Cnr Fabio Trincardi: “La conoscenza dell’oceano è una conoscenza diretta di qualcosa di vastissimo quando ci si occupa della superficie, se invece ci occupiamo del fondo è una conoscenza di tipo indiretto. Quello che è importante tenere presente è che sono tutti dati di tipo indiretto che sono difficili da comunicare addirittura tra ricercatori. L’altro aspetto è che la conoscenza tecnologica del fondale marino è molto costosa. Ci sono navi sofisticate che possono costare da 20mila a 100mila euro al giorno. Quindi c’è un tema di uniformare, integrare e far dialogare i diversi database acquisti sul fondo del mare e fare una politica di open science. Ma la cosa fondamentale dove la tecnologia può aiutare è portarci ad avere una visione d’insieme dell’oceano, dei fondali marini, delle masse d’acqua, di come si muovono, della produttività degli oceani per poi capire come l’oceano sta rispondendo ai cambiamenti climatici e ai cambiamenti antropici in generale”.

Il Cnr contribuirà alla strategia mondiale di studio degli oceani anche con una nuova nave oceanografica, ora nei cantieri di Napoli, con strumenti di avanguardia che si candida a diventare la nave ammiraglia per la ricerca scientifica nel Mediterraneo.

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