MedTech: la tecnologia chiama a nuove sfide il medico del futuro

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Roma, (askanews) – La sanità di domani ha bisogno di medici con competenze, di base e applicate, di ingegneria biomedica per fare ricerca e utilizzare le nuove tecnologie. L’offerta delle università italiane si arricchisce così di nuovi corsi che puntano a formare figure specifiche per il settore MedTech che, anche stimolato dalla pandemia, nel 2021 in Italia è cresciuto del 6,4% in termini di fatturato rispetto al 2020. Un settore che nel nostro Paese vale più di 16 miliardi di euro e dà lavoro a oltre 112mila persone come è emerso dal convegno “MedTech, presente futuro, Università e imprese disegnano il domani” organizzato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma con il patrocinio di Unindustria.

Un cambiamento che richiede anche percorsi di formazione ad hoc, come i due nuovi corsi di laurea in inglese Medicine and Surgery Medtech e Biomedical Engeneering annunciati durante l’evento. Il Rettore dell’Università Campus Bio-Medico Raffaele Calabrò. “Credo che siamo di fronte a una realtà che non rappresenta solo la sanità del futuro, la formazione dei medici futuri ma siamo già nel presente. Il rapporto che deve esistere tra il medico – quindi la formazione del medico, la capacità di ricerca della medicina, l’organizzazione del sistema sanitario – e tutta quella che è la parte tecnologica, ingegneristica che oggi sta prendendo grandemente il sopravvento. Un po’ di anni fa il medico era incentrato sulla semeiotica medica, cioè la capacità di conoscere il malato, di conoscere le patologie oggi passiamo dalle patologie al singolo malato. Una medicina personalizzata che bisogna inquadrare sulla singola persona e le tecnologie in questo ci aiutano tanto. La pandemia – osserva Calabrò – ha accelerato ancora di più tutto questo. E allora l’Università il Campus Biomedico si propone come uno degli ambienti dove formare i nuovi medici. Bisogna aggregare il rapporto con il mondo industriale per creare ricerca, innovazione nel campo della medicina, per il malato e per l’organizzazione del sistema sanitario”.

Medicina personalizzata, telemedicina, dispositivi biomedici, imaging evoluto, robotica e chirurgia assistita sono solo alcune delle nuove frontiere che la tecnologia ha aperto e molto resta ancora da sviluppare, tenendo presente sempre la centralità del rapporto medico-paziente come evidenzia il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro.

“Oggi ci troviamo a discutere del futuro dei professionisti della salute, del futuro della sanità. Il primo dato è che questa pandemia ci ha portato un’evidenza fortissima: l’importanza del Servizio sanitario nazionale e dei suoi professionisti grazie ai quali stiamo affrontando questa emergenza. Ci troviamo anche ad affrontare come rafforzare il Servizio sanitario nazionale e questo – sottolinea Brusaferro – avviene partendo da un presupposto: la relazione tra professionista e persona che ha un bisogno di salute. Questo è centrale, lo era in passato, lo è oggi e lo rimarrà anche in futuro. Dentro questo obiettivo, accanto alla capacità di ascolto e di dialogo c’è il tema della tecnologia che oggi ci aiuta in maniera incredibile e che ha capacità di sviluppo e di miglioramenti inesplorate al momento ma rispetto a cui gli scienziati, i nostri ricercatori stanno mettendo a punto veramente strumenti importantissimi”.

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