Megan Rapinoe: il calcio è politico e io sono chi voglio essere

Lme

Milano, 5 ago. (askanews) - I capelli rosa e quell'esultanza a braccia aperte, sfrontata e sorridente dopo i gol, ma anche le sue battaglie politiche per l'uguaglianza di genere e le frecciate a Donald Trump, hanno fatto di Megan Rapinoe, 34enne star della nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti, un personaggio a livello globale. Campione del mondo, capocannoniere e miglior giocatrice di Francia 2019, Rapinoe da anni si batte per i diritti civili. Omosessuale, anticonformista, campionissima (due titoli mondiali e un oro olimpico, solo per dire le vittorie più clamorose della sua carriera), pochi giorni dopo l'ultimo trionfo ha celebrato la vittoria alla City Hall di New York dicendo a se stessa e alle compagne di squadra, ma anche a un'intera nazione: "Dobbiamo essere migliori; dobbiamo amare di più e odiare di meno; dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno".

Intervistata oggi sul New York Times, Megan Rapinoe è tornata a parlare del suo attivismo, anche nel mondo dello sport, che molti ancora vorrebbero, a maggior ragione negli Stati Uniti, una sorta di oasi apolitica. "Io non capisco assolutamente questa idea - ha detto la calciatrice -. Volete che siamo dei modelli per i vostri figli, volete che usiamo i vostri prodotti, ci portate in giro in parata. Ma non siamo qui solo per starcene sedute dentro una casa di vetro e farci guardare. Non è così che deve andare. Io non sono in nessun modo d'accordo con questa visione".

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