Megan Rapinoe: il calcio è politico e io sono chi voglio... -2-

Lme

Milano, 5 ago. (askanews) - "Il mio attivismo nasce dal mio modo di vedere le cose e anche se non ho vissuto molta omofobia e non c'erano persone a insultarmi perché lesbica, essere gay ha dato una forma al mio modo di vedere la vita". Parla chiaro Megan, e anche solo leggendo le sue dichiarazioni si capisce che ha imparato a stare davanti ai microfoni, a proprio agio come in campo. Con un'esuberanza che perfino il suo modo di esultare in qualche modo riassume alla perfezione: "E' come se dicessi - ha aggiunto nell'intervista al NYT - a Trump, ma anche ai detrattori in generale, che non ci toglieranno la nostra gioia come squadra, così come non ce la toglieranno come comunità LGBTQ e come America. E' una sorta di vaffa..., ma carino".

Inevitabile, dopo un'affermazione del genere, pensare alla sicurezza di sé, all'idea di persona che Megan Rapinoe ha costruito insieme a quella della campionessa sportiva, tra l'altro in un mondo come quello del calcio che vive (anche se forse in America meno che dalle nostre parti) una specie di dittatura maschile ai limiti del negazionismo. "Molta della fiducia in me stessa - ha spiegato la numero 15 del Team USA - deriva dal fatto che non sento la pressione sociale di dover essere qualcosa di diverso da ciò che voglio essere".

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