Meglio incentivare che punire: la sottile coesistenza tra digitale e contante

·2 minuto per la lettura

Sta succedendo davvero. Nel Regno Unito migliaia di supermercati e negozi hanno sottoscritto un patto con l’associazione di consumatori Which? garantendo che continueranno ad accettare il cash come pagamento. Tra di loro anche alcuni dei maggiori rivenditori britannici, come Aldi, Co-op, John Lewis e Loyds Pharmacy. E la richiesta di Which? è stata accolta anche da alcune delle associazioni di rivenditori, con il supporto della Bank of England, che, per voce del Chief cashier Sarah John ha dichiarato: “La possibilità di pagare in contanti rimane di vitale importanza. Firmando questo accordo, i negozi aiutano ad assicurare a tutti la possibilità di usare la forma di pagamento che meglio va incontro ai propri bisogni”.

Secondo un recente rapporto pubblicato proprio da Wich? dall’inizio della pandemia e delle restrizioni nei contatti, il 34% dei consumatori avrebbe avuto difficoltà almeno una volta a pagare in contanti. E l’iniziativa britannica riporta a galla il complesso equilibrio tra la lotta al sommerso, con la tracciabilità di tutte le transazioni garantita dai pagamenti digitali, e la garanzia dell’accesso a beni e servizi per le persone senza conto in banca. Lo mettono in evidenza anche i dati del Rapporto Italia Eurispes 2021. Si parla di Italia cashless e lotta al contante, il piano nazionale di cui fanno parte il cashback e, in parallelo, la lotteria degli scontrini, nell’ottica però non di mettere troppi paletti all’uso del cash, quanto, piuttosto, di incentivare e rendere più semplice il ricorso a transazioni digitali (come ad esempio l’utilizzo di carte senza obbligo di conto corrente). L’obiettivo è quello di diminuire l’evasione e recuperare fondi che sfuggono alle casse dello stato. I dati Banca d’Italia raccontano: pagamenti con POS: 230 miliardi di euro, pagamenti in contanti: 550 miliardi di euro. Secondo i calcoli, con una digitalizzazione a tappeto delle transazioni si recupererebbero fino a 28 miliardi di euro di iva evasa.

Un’Italia a due velocità, dove, mentre da un lato si arranca per la diffusione dei pagamenti digitali, dall’altro c’è chi, come Storeden, software house specializzata nella programmazione di ecommerce in cloud, apre i propri canali di vendita alle criptovalute. Si tratta di circa tremila negozi virtuali che aggregati rappresentano circa il 4% del commercio on line in Italia, con 3 milioni e mezzo di utenti mensili. Dopo 3 anni di lavoro, l’apertura alle criptovalute è pronta al lancio, grazie a un accordo con CoinGate. Gli acquirenti potranno decidere di pagare in criptovaluta (circa 50 quelle accettate), ma i negozianti non saranno costretti ad accettare la criptomoneta: grazie all’intermediazione della piattaforma il commerciante può scegliere di ricevere il pagamento in cripto, denaro corrente o con un pagamento misto.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli