Melania ha rinegoziato accordi prematrimoniali con Trump

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Ambiziosa e dedita a costruire il suo mito. La first lady degli Stati Uniti Melania esercita una forte influenza su Donald Trump ed "è molto più simile a lui di quanto appaia". E quando continuava a rinviare il suo trasferimento da New York alla Casa Bianca, l'ha fatto anche per premere su Donald e aggiornare in modo più vantaggioso il suo contratto prematrimoniale. A rivelare questi aspetti della personalità della first lady è "The art of her Deal: the untold story of Melania Trump" (L'arte di lei nel fare affari: la storia mai raccontata di Melania trump), opera di una giornalista premio Pulitzer del Washington Post, Mary Jordan, che strizza l'occhio nel titolo al famoso libro di Trump "L'arte di fare affari". 

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Anche Melania, a quanto si legge, è ben attenta ai suoi affari e a quelli di Donald. E malgrado una vulgata che la vorrebbe critica e distante dal marito, vedi il popolare hashtag #freeMelania, lo ha sempre sostenuto nella sua carriera politica consigliandogli anche Mike Pence come vice.  

Quando la first lady ha scelto di rimanere a New York nei primi mesi della presidenza lo ha fatto ufficialmente per non cambiare scuola al figlio Barron a metà anno. Allora si parlò anche di freddezza con Trump per le infedeltà con altre donne rivelate dai media. Se questo appare vero, secondo la Jordan, Melania ne ha approfittato anche per negoziare un aggiornamento del contratto matrimoniale con garanzie sull'eredità e il posto nelle aziende di famiglia per Barron. Tutto questo mentre le persone vicine a Trump, compreso almeno uno dei quattro figli delle due ex mogli, la imploravano di andare alla Casa Bianca dato il suo effetto "calmante" sul presidente.  

Basato su un centinaio d'interviste con persone che l'hanno conosciuta, il libro di 286 pagine racconta una Melania che, come il marito, è sempre stata ben attentata a creare il suo mito personale fin da quando si è lasciata alle spalle la vita nell'ex Jugoslavia comunista per costruirsi una carriera di modella. Ed ogni tappa della sua esistenza ha rotto i ponti con i contatti della vita precedente. Nel suo racconto parla cinque lingue fluentemente ed è laureata, ma fotografi italiani, francesi e tedeschi di quando era modella dicono che in realtà pronunciava poche parole nella loro lingua. E a Lubiana non ha terminato gli studi universitari.

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A New York Trump l'ha presentata a tutti come "supermodella", anche se in realtà non lo era. E secondo il suo agente di allora, la relazione di Donald e Melania era iniziata prima del famoso primo incontro alla fashion week del 1998 in cui lei non avrebbe voluto dargli il numero di telefono. 

Melania "prende al volo le opportunità e vi dedica molti sforzi. Poi procede senza guardarsi indietro", scrive la Jordan, secondo la quale la riservata Melania assomiglia molto al marito. "Entrambi sono combattenti che pongono la lealtà in cima a tutto", e sono dei solitari con pochi amici. Dormono sempre in stanze separate, ma secondo le persone a loro vicine si amano, anche se vi sono momenti di freddezza.  

Secondo l'autrice, "Melania non solo ha accettato le aspirazioni politiche del marito, ma le ha anche incoraggiate". Roger Stone, il mentore di Trump condannato a 40 mesi di carcere per il Russiagate, ha raccontato che è stata lei a dire al marito di rompere gli indugi e candidarsi. "Donald smettile di dire che vuoi candidarti, fallo. E se lo fai vincerai", lo avrebbe esortato. La prima telefonata di Trump dopo i comizi in campagna elettorale per avere un commento era sempre con Melania, ha raccontato l'ex governatore del New Jersey, Chris Christie. 

Melania avrebbe anche consigliato a Trump di scegliere Mike Pence come vice. Al termine di un weekend con lui e la moglie Karen avrebbe detto a Donald che Pence "si sarebbe accontentato del posto di numero 2", al contrario degli altri due possibile candidati, Christie e Newt Gingrich. La Jordan scrive anche Melania spera nella rielezione del marito e se non fosse stato per il coronavirus a marzo avrebbe presenziato ad un evento per la raccolta dei fondi per la campagna elettorale.  

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