Meliadò (Corte appello Roma): spoglio voto italiani estero a rischio

·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 20 apr. (askanews) - "Abbiamo lanciato un grido d'allarme" come Corte d'Appello di Roma "per risolvere il problema dello spoglio dei voti legati alla circoscrizione estero", che incide "sulla regolarità e sulla trasprenza di una quota elettorale che ha acquistato significatività sempre maggiore", perché l'attuale situazione, che accentra lo spoglio di 1.700 seggi soltanto nella Corte d'Appello di Roma, rischia di non consentire la proclamazione dei risultati nei tempi previsti dalla legge, a partire dal referendum di giugno. Lo ha detto nel corso dell'audizione alla Giunta delle elezioni, nell'ambito dell'Indagine conoscitiva sulle modalità applicative, ai fini della verifica elettorale, della legge 27 dicembre 2001, n. 459, recante "Norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero", Giuseppe Meliadò presidente, della stessa Corte.

"A inizio 2022 abbiamo ritenuto di scrivere una lettera al ministro della Giustizia e al ministro dell'Interno, sottolineando la gravità della situazione e dicendo senza mezzi termini che se non si pone mano in tempi brevi alla questione del voto degli italiani all'estero, non saremo in grado di garantire il risultato delle operazioni referendarie in tempo utile, con conseguenze sulla proclamazione dei risultati del referendum stesso", ha spiegato Meliadò.

Le criticità relative allo spoglio dei voti degli italiani all'estero risalgono a molto tempo fa, ha aggiunto, spiegando che si legano "sia alle caratteristiche delle operazioni, prive della dovuta informatizzazione", sia alla mole degli elettori, che "dal 2001 ad oggi sono passati da 1,2 milioni di elettori a quasi cinque milioni per la circoscrizione estero".

"Nonostante questo aumento nulla è cambiato. È rimasta immutata la competenza esclusiva della Corte d'Appello di Roma per gestire l'intero scrutinio - ha sottolineato il presidente - con l'impossibilità di gestire un così grande numero di elettori, problema che era stato già segnalato nel 2018 e poi nel 2020. La proposta è di suddividere la competenza su almeno quattro Corti d'appello".

Per il referendum di giugno "dovremo gestire 1.700 seggi in un unico ambiente" e "i 5000 seggi di tutto il Lazio. Significa che per la sola circoscrizione esteri ci saranno 10mila scrutatori e presidenti di seggio e altri 1.000 per i servizi accessori. 11mila persone per avere gli esiti entro 24 ore. E' impossibile far fronte a questo onere di tempi così ristretti. Se il referendum già con questi numeri presenta delle problematicità, la situazione diventerebbe insostenibile con le elezioni politiche, ben più complesse", ha concluso.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli