Da Meloni istituzionale a Letta antagonista: i partiti sanno comunicare sui social?

Mancano ormai poche ore al gong delle elezioni politiche 2022: un’importanza cruciale, per il destino dei partiti e dell’Italia intera, l’ha ricoperta il flusso di comunicazione sui social media. I maggiori leader si spartiscono fette sempre più sottili di elettorato col passare delle ultime ore, seguendo approcci pragmatici oppure fantasiosi, efficaci o fallimentari. Andiamo ad analizzare il linguaggio e le strategie scelti dai partiti per presentarsi al proprio elettorato sui social media.

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COME COMUNICANO I PARTITI?

  • Fratelli d'Italia (Giorgia Meloni): Giorgia Meloni, e a cascata il programma della coalizione di centrodestra, hanno scelto un profilo istituzionale. Una strategia imposta, in gran parte, dai numeri favorevoli usciti dai sondaggi. Poche grafiche "urlate", molti video-messaggi esplicativi del programma e chiarificatori: il tutto con il suo volto rigorosamente in primo piano. La scelta di investire in sponsorizzate principalmente col profilo del partito anzichè con quello personale, rema in questa direzione. Si cerca di rispondere al larghissimo specchio di destra e moderati veicolando un'idea di sobrietà e sicurezza.

  • Lega (Salvini): al contrario della Meloni, qui vige la regola della forte personalizzazione politica. Un marchio di fabbrica per la comunicazione di Salvini, che punta quasi tutto sui profili personali anziché di partito. La scelta dell'hashtag #Credo, uno dei più incisivi tra pubblicità positiva e negativa, è pensato su misura per lui. Il suo piano editoriale è sempre stato il più corposo, arrivando a coprire circa mille post settimanali.

  • Forza Italia (Berlusconi): tutt'altro che corposo il piano social dell'ala più moderata di destra. Forza Italia ha ritagliato attorno alla figura del Cavaliere un programma fatto di poche ma efficaci "pillole". Seguendo la strategia del Less Is More, Berlusconi ha riscosso un insperato successo col suo sbarco su TikTok. Lì, Silvio condivide una pillola al giorno - a volte legata al programma, a volte legata al suo universo personale - per stimolare il contatto diretto col suo pubblico. Abbracciare la cultura "memetica" dei più giovani si tradurrà in termini elettorali? Probabilmente no, ma il partito può così svecchiarsi e migliorare sensibilmente il suo posizionamento.

  • Partito Democratico (Letta): anche le strategie social, in questo caso, riflettono la direzione generale del partito. L'hashtag #Scegli delinea una campagna d'antitesi, che enfatizza il "Noi o loro", e "il pericolo della Destra", nonchè l'importanza del voto utile. L'obiettivo in effetti, è riattivare una base elettorale esistente ma, nell'ultimo periodo, poco ingaggiata e dai contorni sbiaditi. Gli stimoli portanti dunque, sono quelli di paura, insidia, preoccupazione.

  • Movimento 5 Stelle (Conte): il partito pentastellato partiva da un vantaggio strutturale. Poter contare sui numeri accumulati dalle pagine di Giuseppe Conte nel suo periodo al governo - ricordiamo il lockdown, e i picchi di engagement raggiunti dall'ex premier in un periodo così critico - ha garantito al M5S numeri incredibili. La comunicazione è costellata di promesse e appuntamenti ricorrenti, oltre a una critica ben dosata sia a destra che a sinistra.

  • Terzo Polo (Calenda, Renzi): rispetto al populismo e ai titoli "urlati", qui prevalgono i contenuti. Azione e Calenda per esempio, non si fanno problemi a proporre video lunghi, discorsivi o addirittura narrativi, in cui il focus è posto sulla spiegazione del proprio programma. Nessuna critica agli altri partiti, anzi, critica a chi critica. Calenda è uno dei politici più attivi sul suo profilo personale. Si punta tutto sul messaggio e sulla fermezza nel pronunciarlo.