Meloni si accolla Michetti. Per la sua partita della vita

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(Photo: Cristiano MinichielloMinichiello/AGF)
(Photo: Cristiano MinichielloMinichiello/AGF)

Non mi accollo Michetti, che è un professionista serio, lo accompagno”. Arrivano insieme, il candidato sindaco in completo marrone e Giorgia Meloni. Per la prima mossa del colpo che varrebbe il match arrancante: “Roma è la partita più importante, saranno due settimane decisive, andremo casa per casa a spiegare il programma”, dice lei. Se la gioca da leader in pectore del centrodestra - snocciola i risultati di FdI che ha superato la Lega a Bologna, Torino, Grosseto, Rimini, Pordenone, tutta l’Emilia Romagna, il triplo dei voti nella capitale, pari a Novara - e da “romana de Roma”. Ma soprattutto da tutor politica di Michetti, più a suo agio con la metro cantierabile, la mobilità su gomma e il cambio di generazione digitale che con la pugna nell’agone.

Nel grande spazio sotterraneo adibito a comitato elettorale di Michetti, a due passi dalla Garbatella, c’è un’aria strana. Meloni si spertica per dire che non vede la vittoria a sinistra, al massimo un pareggio, e tanta propaganda sui media. Nei conciliaboli c’è meno sicumera. Si chiudono in una stanza Rampelli, Lollobrigida. Si attendono, più tardi, Gasparri e Annagrazia Calabria. La leader promette che chiamerà sia Salvini che Berlusconi: “Ora che si polarizza il confronto bisogna serrare i ranghi – avvisa gli alleati - il centrosinistra è compatto noi un po’ più in ordine sparso, ma questo è un test per le politche”. Basta con le voci “distoniche” (leggi Giorgetti). Accarezza gli elettori degli esclusi dal ballottaggio, Calenda con un risultato “significativo”, la Raggi a cui rende l’”onore delle armi” con un attacco durissimo a Conte: “Di pessimo gusto precipitarsi a Napoli dal vincitore, ingeneroso e un po’ vigliacco, la sindaca ha combattuto con dignità”.

Belle parole che ammantano una spiacevole realtà: Michetti parte in vantaggio, ma con poche speranze di aggregare quelle aree. Il grande nemico è l’astensionismo, arginarlo rappresenta la speranza più grande. Non a caso un big confessa che ieri la prima vera doccia fredda è arrivata con i dati sull’affluenza: tradizionalmente se è bassa penalizza la destra, e al secondo turno va peggio. Tutti ne sono consapevoli. Sanno che tocca alla Meloni caricarsi sulle spalle un nome che, con le attenuanti dell’essere stato scaraventato in una campagna disunita e “fangosa”, non ha convinto i romani. Lo dicono i dati che emergono via via che si scrutinano i municipi: quasi dappertutto le liste di partito sono due, tre, cinque punti sopra Michetti. Nel XV municipio FdI è al 41%, il candidato sindaco al 36%. Nel XIII il candidato presidente meloniano è al 38,2%, Michetti al 33,4%. Nel III, Montesacro, le percentuali sono 31,3 contro 28,2%. Significa che il voto disgiunto è stato netto, che bisogna lavorare a testa bassa. “Ci concentreremo sui municipi in cui siamo in vantaggio – ragiona la consigliera regionale Chiara Colosimo – Nel XIII siamo otto punti sopra Gualtieri”.

Quella contro l’astensionismo è la madre di tutte le battaglie. Meloni lancia un appello e una stoccata: “La sfida sarà convincere chi si è allontanato dalla politica perché i partiti hanno usato i voti per fare cose distoniche”. E’ l’aggettivo del giorno, stavolta forse si abbina a Salvini. I numeri meno cospicui del previsto si riverberano nelle preferenze. Gli staff negli uffici sono al lavoro per distinguere i sommersi dai salvati, e contare la dote. Prima degli eletti risulta Rachele Mussolini, figlia di Romano, ma con un boom contenuto: “Ci saremmo aspettati 10-12mila preferenze – ammette un dirigente - invece pensiamo che ne otterrà circa 7mila”. Certo, visto che a Milano passa come seconda l’avvocata Valcepina, si può desumere che il video di Fanpage - su cui un’irritata Meloni non vuole essere “rincorsa” senza aver ricevuto l’intero girato - non li ha penalizzati. Il primo comandamento, però, resta invertire la tendenza. A recuperare il voto giovanile penserà (in parte) Fabio Roscani, al vertice di Gioventù Nazionale (l’ex Azione Giovani) tra social e iniziative sul territorio. Per il resto, c’è Giorgia: “Ho suggerito a Enrico di parlare con tutti, ci sono tanti elettori che non sono affini al Pd”. Lui recepisce: “Non ho parlato male di nessuno, chi non rispetta gli avversari non rispetta i cittadini”. La caccia è aperta, la stagione durerà due settimane, il premio vale tutto.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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