Meloni si sente tradita da Fidanza. I governisti la spingono a mollare la ridotta fascista

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(Photo: Riccardo AntimianiANSA)
(Photo: Riccardo AntimianiANSA)

“Le mie indicazioni sono chiare, chiarissime: nessuna tolleranza per i rapporti con gli ambienti razzisti e antisemiti, non c’è spazio per loro nelle nostre liste, e se qualcuno è andato a a raccattare voti lì ha sbagliato”. Inizialmente scossa, con il passare delle ore Giorgia Meloni si infuria. Quei dodici minuti montati da Fanpage dopo un’inchiesta undercover di tre anni che accendono i riflettori sulla “lobby nera” a Milano hanno l’effetto di una bomba: presunti fondi neri, ma soprattutto inni a Hitler, svastiche, offese a migranti, neri ed ebrei, saluti romani. Una galassia nera che lambisce e “sporca” l’immagine di FdI che lei vuole (e tenta di) proporre. E che seduce la parte più “illuminata” dei suoi, quelli che accarezzano Palazzo Chigi come sogno possibile, ma che fatica a farsi largo tra chi non vuole recidere certe radici, un humus del passato. Meloni si sente tradita: Carlo Fidanza – co-protagonista del video insieme al Barone Nero - è uno dei dirigenti di punta del suo partito di cui è stato tra i fondatori, capo delegazione a Bruxelles, si conoscono da vent’anni, hanno scalato insieme Azione Giovani, nella sua fortunata autobiografia lo descrive come “un osso duro, scaltro e dialettico”.

In pubblico la leader lo difende: “Voglio vedere le cento ore di girato e poi deciderò, non chiedetemi di giudicarlo sulla base di un video mandato in onda due giorni prima del voto”. Già: è l’altro rovello della giornata. Prima il caso Morisi, ora questo: “Hanno fatto esplodere le granate – è la metafora bellica di un meloniano – E bruceranno per tutti i ballottaggi… Si sono portati avanti con il lavoro. Proprio adesso che siamo il primo partito del centrodestra”. La Procura di Milano acquisisce le immagini per valutare se sussistano i reati di apologia di fascismo, finanziamenti illeciti, riciclaggio. La7 è oggetto di mugugni per averle trasmesse. Al di là dei tormenti sulle “inchieste a orologeria”, il punto è politico. Non tanto per l’ipotesi di soldi in nero, che Fidanza respinge. Il problema è in quello che Meloni, livida, bolla come “paranazismo da operetta”. Scene che i suoi bollano come “disgustose”. E difficili, quelle sì, da smentire.

Fidanza si auto-sospende dagli incarichi “per tutelare l’onorabilità del partito”. La candidata consigliera comunale Valcepina, anche lei nell’allegra compagnia, diffida Fanpage. Ma Pd e M5S invocano le dimissioni dell’eurodeputato. FdI ribolle, si lacera. A incendiare il clima sono le dichiarazioni di Jonghi Lavarini, il Barone Nero, ex missino, animatore delle serate tra massoneria e nostalgie del Fuehrer: “Solo battute, millanterie e goliardate da bar, attacco strumentale a due giorni dal voto”. Da via della Scrofa filtra che fu Ignazio La Russa, otto anni fa, a buttare il faccendiere fuori dal partito per le sue posizioni estremiste. Adesso l’ala “chigista” torna a preoccuparsi: il capogruppo Lollobrigida, Trancassini, Rampelli, La Russa, Santanché, fuori dal Parlamento Crosetto. Sanno che questo è un colpo, che amplifica il rischio di “conventio ad excludendum” in Europa, che alimenta quell’”unfit to lead” che molti pensano e a Berlusconi è scappato. In quella prospettiva, Fidanza non è mai stato amato: c’è chi sottolinea la “gelosia” verso Giorgia da quando lei, nel 2008, lo ha sconfitto nel congresso per la guida di Azione Giovani, il vivaio di An. C’è chi legge le parole dell’eurodeputato - “Il prossimo anno e mezzo per me potrebbe essere molto importante” - come l’intenzione di lanciare un guanto di sfida per la leadership nazionale.

Chissà. Di certo non è un corpo estraneo: in Parlamento coltiva buoni rapporti con tanti, tra gli altri la deputata torinese Augusta Montaruli, il vercellese Andrea Delmastro, Paola Frassinetti. Si registra inquietudine: “Adesso Giorgia è a un bivio. Ha dato ordine sui territori di verificare ogni post e cacciare chi ha atteggiamenti ambigui. Ma questo è un altro livello”. Praticamente un “tradimento” che non si può lasciar correre. Palazzo Chigi val bene un dirigente e Meloni, giurano in diversi, lo capirà.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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