Corsa contro il tempo per salvare la memoria dei ghiacci. Il dream team italo-francese (di R. Bressa)

Giulia Belardelli
·Giornalista, HuffPost
·4 minuto per la lettura
Ice Memory (Photo: Riccardo Selvatico per Cnr e Università Ca' Foscari Venezia)
Ice Memory (Photo: Riccardo Selvatico per Cnr e Università Ca' Foscari Venezia)

Raccogliere e preservare carote di ghiaccio prima che fondano e lasciarle a disposizione dei ricercatori di domani. Una grande “biblioteca dei ghiacci” che, per i secoli a venire, aiuterà le generazioni future a trovare soluzioni e politiche per contrastare i cambiamenti climatici. È questo l’obiettivo del progetto internazionale Ice Memory, programma congiunto tra l’università Grenoble Alpes, l’università Ca’ Foscari di Venezia, l’Istituto nazionale francese per le ricerche sullo sviluppo sostenibile (Ird), Cnrs, Cnr, e l’Istituto polare francese (Ipev) insieme al Programma nazionale per le ricerche in Antartide (Pnra). Una grande collaborazione internazionale che vede impegnate decine e decine di ricercatori in tutto il mondo per salvare quella che viene definita la “memoria” dei ghiacci.

Ice Memory (Photo: Riccardo Selvatico per Cnr e Università Ca' Foscari Venezia)
Ice Memory (Photo: Riccardo Selvatico per Cnr e Università Ca' Foscari Venezia)

“Quando la neve cade incorpora tutta una serie di informazioni e sostanze contenute nell’atmosfera che poi vengono depositate sulle neve, strato dopo strato”, spiega ad HuffPost Carlo Barbante, direttore dell’Istituto di science polari del Cnr e docente all’università Ca’ Foscari di Venezia. “Nei siti di alta quota queste informazioni vengono registrare anno dopo anno, creando una sorta di archivio che ci aiuta a ricostruire la composizione dell’atmosfera del passato”. Una testimonianza fondamentale per avere una prospettiva corretta e una visione di ciò che sta accadendo oggi a causa dei cambiamenti climatici. “È come leggere la storia del pianeta in un libro che noi sappiamo decifrare”. Un libro di ghiaccio che, a causa dell’aumento delle temperature, rischia di fondere e di essere perduto per sempre.

Ice Memory (Photo: Riccardo Selvatico per Cnr e Università Ca' Foscari Venezia)
Ice Memory (Photo: Riccardo Selvatico per Cnr e Università Ca' Foscari Venezia)

In 100 metri migliaia di anni di storia

Il progetto prevede di andare in quota, dove resistono ancora i ghiacciai alpini, e prelevare campioni o carote di ghiaccio anche di 100 metri che saranno poi portate e conservate in Antartide, dove sorge la base italo-francese Concordia. “Si tratta di un frigorifero naturale”, continua Barbante. “In questo sito la temperatura media annua è di -52°C. Inoltre si tratta di un luogo di ricerca, una sorta di archivio che sarà libero e aperto a tutti”.

Analizzando i campioni accumulati strato dopo strato sul ghiacciaio nel corso dei secoli, gli scienziati sono così in grado di identificare le tracce dell’evoluzione delle temperature e delle concentrazioni di composti chimici. Analisi impensabili fino a pochi decenni fa. “Quando iniziai il mio lavoro di ricerca circa 25 anni fa, dovevamo prelevare un litro di acqua equivalente per analizzare il ghiaccio. Già oggi invece, in poco meno di un millilitro, riusciamo a valutare almeno 50 indicatori”. Grazie al miglioramento tecnologico, gli scienziati si aspettano che le tecniche possano essere ulteriormente implementate, assicurando così ai ricercatori di continuare a studiare il ghiaccio che nel frattempo sarà andato perduto.

Ice Memory (Photo: Riccardo Selvatico per Cnr e Università Ca' Foscari Venezia)
Ice Memory (Photo: Riccardo Selvatico per Cnr e Università Ca' Foscari Venezia)

Una corsa contro il tempo

Ma il tempo stringe, come dimostra l’ultima spedizione avvenuta alla fine di settembre e interrotta a causa della difficoltà incontrata nell’estrazione dei campioni. Una volta sul campo “ci siamo accorti che gli ottanta metri del ghiacciaio di Corbassiere, nel massiccio del Gran Combin, erano diventati una spugna, cioè completamente imbevuti di acqua a seguito di un’estate drammaticamente calda”, spiega Barbante. Dopo tre tentativi interrotti a una ventina di metri di profondità, il team italo-svizzero di scienziati ha dovuto così lasciare il campo sul massiccio del Grand Combin. Negli ultimi 170 anni infatti il ghiacciaio Corbassiere ha perso circa un terzo della sua area, con un arretramento della lingua glaciale di circa 3,5 chilometri, testimoniando di fatto ciò che sta accadendo in tutte le vette alpine.

“Il campione potrebbe essere già stato perso per sempre”, continua il professore riferendosi alle carote che comunque son state estratte. “Potremmo essere già arrivati tardi: il riscaldamento sta avanzando a velocità impressionante”.

Le aree polari e quelle ad alte altitudini sono infatti degli hot spot per quanto riguarda i cambiamenti climatici, una sorta di cartina tornasole che ci mostra quanto rapidamente e quali sono gli effetti dell’aumento delle temperature. È notizia di questi giorni, infatti, che l’oceano Artico ha fatto registrare un record in negativo per quanto riguarda il ghiaccio marino, dovuto probabilmente alle alte temperature registrate in Siberia nell’ultimo periodo. A conferma che “se vogliamo costruire un archivio del genere dobbiamo far presto”.

Ice Memory (Photo: Riccardo Selvatico per Cnr e Università Ca' Foscari Venezia)
Ice Memory (Photo: Riccardo Selvatico per Cnr e Università Ca' Foscari Venezia)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.