Meno stazioni appaltanti e affidi più semplici. Approvata la legge delega sugli appalti

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Italy's Prime Minister Mario Draghi departs on the second day of a European Union (EU) summit at The European Council Building in Brussels on June 25, 2021. - . (Photo by JOHN THYS / POOL / AFP) (Photo by JOHN THYS/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: JOHN THYS via Getty Images)
Italy's Prime Minister Mario Draghi departs on the second day of a European Union (EU) summit at The European Council Building in Brussels on June 25, 2021. - . (Photo by JOHN THYS / POOL / AFP) (Photo by JOHN THYS/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: JOHN THYS via Getty Images)

L’obiettivo, messo nero su bianco dal Governo, è “razionalizzare, riordinare e semplificare”. E già questo, pur nel carattere generico proprio di una legge delega, è un impegno tutt’altro che facile da realizzare quando la materia da toccare sono gli appalti. Veniamo da cinque anni di continue riscritture: il Codice degli appalti del 2016 è stato modificato l’anno dopo, ancora nel 2019, di nuovo anche l’anno scorso. Un esempio su tutti: lo Sblocca-cantieri di due anni fa ha introdotto 53 modifiche rispetto al testo di quattro anni prima. Le norme cambiano spesso, l’Europa intanto aggiorna le regole di riferimento, in più ci si mette la cosiddetta regolamentazione secondaria dell’Anac. Insomma siamo diventati il Paese dell’iper-regolamentazione a fronte di opere pubbliche lente, autorizzazioni machiavelliche, tutele dei lavoratori che si sfilacciano sotto questo tessuto confuso.

Ecco perché di fronte a questo quadro e all’impegno del Recovery che impone un cambio di marcia immediato, leggere che il Governo vuole risolvere i problemi con Bruxelles e evitarne di nuovi invece che chiudere la pagine delle continue deroghe con “regole chiare e procedure rapide” è tutto tranne una dichiarazione di intenti. Certo per ora ci sono solo i titoli, i decreti legislativi arriveranno da qui a sei mesi, ma Mario Draghi sceglie di ripartire da un Codice più snello, limitando il più possibile il ricorso alla disciplina secondaria. Il Codice in vigore non sarà cancellato e infatti palazzo Chigi parla di un “aggiornamento”. Ma se tutto quello che il disegno di legge delega indica sarà tradotto in misure specifiche, dettagliate, capaci di tenere insieme l’apertura alla concorrenza e la tutela dell’interesse pubblico, ecco allora che la missione sarà compiuta. Non è né più né m...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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