Meno vino ma di ottima qualità per la vendemmia di Vitevis

Red/Apa

Roma, 12 nov. (askanews) - Può sorridere il gruppo Vitevis guardando i risultati della vendemmia 2019. Nonostante il calo della quantità delle uve raccolte, registrato un po' in tutta Italia a causa di una primavera piovosa e fredda che ha limitato il numero di acini sui grappoli durante la fioritura delle vite, le cantine del gruppo possono contare su uve di ottima qualità. L'invaiatura tardiva e un'estate decisamente calda, intervallata da temporali che hanno permesso alle viti di non andare in sofferenza idrica, hanno posticipato e allungato i tempi della vendemmia rispetto alle ultime annate.

La raccolta delle varietà precoci come il Pinot Grigio e lo Chardonnay è iniziata a fine agosto: il calo quantitativo ha toccato picchi del 30% in alcune zone, ma la qualità riscontrata porterà a vini molto soddisfacenti per longevità e struttura. Mentre le uve rosse raccolte da metà settembre hanno tutte le carte in regola per creare vini di grande equilibrio, quelle a raccolta tardiva come la Garganega e la Corvina presentano uno stato di maturazione e sanità adeguato sia per le successive fasi di appassimento che per dare vita a vini dal profilo organolettico complesso e adatti all'invecchiamento.

"Siamo molto soddisfatti della qualità delle uve raccolte in tutte le aree di produzione" spiega il direttore generale di Vitevis Alberto Marchisio. "Dopo l'unione con la Cantina Castelnuovo del Garda, stiamo lavorando alacremente per coordinarci al meglio e ottenere i massimi risultati in questa fase che è coincisa con uno dei momenti più delicati dell'anno, quello della vendemmia. Oltre ad aver aumentato gli ettari di produzione e a poter proporre oggi l'intera gamma di vini a marchio DOC del Veneto, siamo impegnati a rafforzare ulteriormente la nostra anima green sia attraverso la produzione di vini biologici sia con un'agricoltura sostenibile che segue protocolli rigorosi per la riduzione dell'impatto ambientale e la tracciabilità dei vini".

Tra le novità dell'estate all'interno della cooperativa veneta, che conta su 1.350 soci agricoltori attivi su una superficie vitata di 2.800 ettari, è da registrare l'entrata in squadra di Davide Mascalzoni, operativo dal 1° luglio scorso e voluto fortemente per suddividere incarichi e responsabilità con Alberto Marchisio, che continua a dedicarsi, con maggior focus, alla parte produttiva e commerciale. A Mascalzoni invece è andata la delega agli aspetti finanziari e di organizzazione generale. Forte di una lunga esperienza nel mondo del vino alla guida di importanti realtà nazionali, è stato chiamato a dare un apporto prezioso alla definizione delle future linee strategiche di Vitevis.

"A volte le fusioni vengono fatte per fare massa e ottenere contratti su grandi numeri - sottolinea Davide Mascalzoni - ma così facendo si rischia di sacrificare il valore del vino. Al contrario, grazie alla fusione con Castelnuovo, Vitevis ha rafforzato il suo presidio in contesti diversi, più frammentati e difficili nella gestione, ma anche più premianti in ottica remunerativa".