Mensa dei poveri: Sozzani e Caianiello puntano al patteggiamento

Red
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Milano, 26 apr. (askanews) - Il parlamentare di Forza Italia, Diego Sozzani, e l'ex coordinatore in provincia di Varese del partito, Nino Caianiello, puntano al patteggiamento della pena per uscire dal maxi procedimento ribattezzato "Mensa dei poveri" sul presunto sistema di tangenti, appalti truccati e finanziamento illecito in Lombardia. Sono in tutto una una quindicina le richieste di patteggiamento preannunciate oggi al gup di Milano Natalia Imarisio nella maxi udienza preliminare che vede sul banco degli imputato oltre un centinaio di persone. Altri quattro di loro puntano invece al rito abbreviato (processo a porte chiuse basato sugli atti di indagine con sconto di un terzo della pena). Le loro posizioni (una ventina in tutto) sono state stralciare dal giudice che ha fissato per l'8 luglio la prossima udienza, dedicata alla stesura del calendario per la discussione dei riti alternativi.

Tra le richieste di patteggiamento spiccano quelle di alcuni imputati eccellenti. Come Nino Caianiello, considerato dai pm Adriano Scudieri, Luigi Furno e Silvia Bonardi il "grande burattinaio" del sistema di illeciti emerso nell'inchiesta "Mensa dei Poveri". "inducendo così in errore gli organi del Parlamento Europeo, e procurando per sé e altri un ingiusto vantaggio". O come Diego Sozzani, il parlamentare di Forza Italia accusato di corruzione per i falsi incarichi di consulenza, dal valore complessivo di oltre 60 mila euro, che il suo studio professionale avrebbe ottenuto da Caianiello.

Nell'udienza di oggi è stata rigettata la richiesta di alcune difese trasferire il procedimento Busto Arsizio, in provincia di Varese, per competenza territorale. Il giudice ha ammesso tutte le parti civili che avevano chiesto di essere ammesse (tra cui i Comuni di Milano e Varese, l'Amsa, ossia l'azienda che si occupa della gestione dei rifiuti nella città metropolitana milanese, e Acquanovara, la società titolare del servizio idrico nella cittadina piemontese) ad eccezione del Codacons: per effetto di questa pronuncia, l'associazione dei consumatori non potrà dunque pretendere in sede civile un risarcimento economico in caso di condanna degli imputati.