Mercati (Aboca), 'per noi impresa vuol dire valore per tutti'

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Se Aboca ha 'sposato' il Benefit Corporation Movement, un gruppo di imprese che a livello globale si batte per una nuova filosofia del fare impresa, "è perché lo ritengo serio, con una dimensione globale che permette di creare un network internazionale, ma anche perché sta tornando un modello che appartiene alla tradizione italiana ed è stato abbandonato dal neoliberismo in poi, un modello che oggi dimostra di essere potenzialmente vincente". Lo spiega all'Adnkronos Massimo Mercati, amministratore delegato di Aboca, il gruppo italiano attivo in 14 paesi nella produzione e distribuzione di dispositivi medici e integratori alimentari. 

Commentando il dibattito riacceso dalla svolta della Business Roundtable, che raccoglie i principali Ceo americani, Mercati osserva come sia "evidente che nella attuale visione neoliberista dell'impresa, che servirebbe solo a fare profitti - con la possibilità al massimo per l'imprenditore di 'restituire' qualcosa alla società se è magnanimo - c'è una stortura di fondo: è una visione che non si può dare per assoluta, e peraltro non è sempre stato così". 

L'ad di Aboca ricorda "che in Italia abbiamo avuto già nel Settecento la Scuola Napoletana di Antonio Genovesi, che metteva la creazione di valore al centro di tutto, e che vedeva il profitto come un 'premio' per la sua attività". "A mio avviso - aggiunge - questo concetto è insito nella funzione sociale stessa di impresa". 

Ed è alla luce di questa impostazione che la società toscana è stata fra le prime in Italia a ottenere la certificazione B Corp, un riconoscimento che si ottiene da un associazione no profit, chiamata B Lab, che misura l'impatto sociale e ambientale attraverso uno strumento di misurazione chiamato 'Benefit impact assessment' (Bia). 

Mercati ricorda di avere "sentito parlare di B Corp già nel 2015 da Paolo Di Cesare, di Nativa" ma anche se allora non sentivo il bisogno di 'greenwashing', percepivo come questo approccio fosse già nelle nostre corde". Poi quando a fine 2015 fu varata la norma sulle Società Benefit, una nuova forma giuridica di impresa che punta ad allineare la missione e creare valore condiviso nel lungo termine, "le cose sono cambiate: a quel punto abbiamo deciso di cambiare tutte le nostre società, cambiando lo statuto in maniera tale che questa idea di certificazione diventi un vincolo per gli amministratori di oggi e di domani".  

Con la certificazione B Corp Aboca "ha compiuto un passaggio essenziale: da li' in avanti siamo entrati a pieno titolo in questo movimento" che punta a cambiare il modo di fare impresa. E non si tratta - sottolinea Mercati - solo di operazioni di facciata o strategie di comunicazione: "Anzi, anche se dal punto di vista del marketing è un asset, siamo comunque abbastanza restii a farne una leva. In realtà si tratta di passare ai fatti: più che concentrarsi sul bollino B Corp si tratta soprattutto di conquistare la fiducia dei consumatori, che diventano così 'parte dell'azienda' ".  

Mercati 'smonta' poi la convinzione che una produzione più 'consapevole' sia un peso per i conti aziendali: "Nel nostra caso, la certificazione B Corp più che un costo è stato un modo per sistematizzare quello che già facevamo, ottimizzando le risorse". In generale comunque "anche se abbiamo un costo iniziale in realtà nel lungo termine abbiamo un vantaggio economico: ad esempio, se riduciamo il consumo di acqua c'è un beneficio sia economico che ambientale". "Al contrario se si parte da un modello che si basa tutto sullo scarico delle esternalità negative sull'ambiente e sui lavoratori il costo sociale è enorme, come nel caso in cui in agricoltura si finisca con l'inquinare le falde". 

"Insomma bisogna vedere a 360 gradi il sistema economico" coinvolgendo anche i propri interlocutori finali, ovvero i consumatori, suggerisce l'ad di Aboca. "Faccio un esempio: noi abbiamo ideato e prodotto una mostra su 'La botanica di Leonardo’ che aprirà il 13 settembre a Firenze presso il Museo di Santa Maria Novella. Bene - ricorda - noi facciamo tantissime attività culturali che consideriamo come un modo per condividere con centinaia di migliaia di persone una visione diversa fra uomo e natura. In questo modo non promuoviamo direttamente l'azienda ma i valori che ne sono alla base: e ciò ci consente di creare una relazione di fiducia che è l'unica alla base di una crescita non solo nel breve periodo". 

Mercati lamenta solo che la legge italiana del 2015 che ha 'costretto' le società Benefit a modificare il proprio statuto "inserendovi le finalità sociali e rendendole vincolanti, con un passo in avanti notevolissimo, forse è passata sotto traccia, visto che nessuna forza politica ne ha fatto un cavallo di battaglia". Oggi però - aggiunge - "data anche la forza del terzo settore in Italia, questo nuovo discorso su un capitalismo 'consapevole' può costituire una chiave importantissima" per la nostra crescita. "Ne sono fortemente convinto- conclude - data anche la misura delle nostre aziende e il nostro capitalismo imprenditoriale".