Mercati in rally ma gestori scettici: 'Eccesso stimoli crea bolle'

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Nel coro di voci esultanti per il nuovo pacchetto di stimoli monetari annunciato dalla Bce, ci sono anche operatori che invitano a una certa cautela: questa grande iniezione di fiducia "a breve termine" sui mercati finanziari potrebbe nascondere il rischio di bolle o contraccolpi sul lungo periodo. Le Borse festeggiano - la performance dell’Eurostoxx 50 nell'ultima settimana è dell'11% - e stanno lentamente recuperando quanto perso da fine febbraio, ma gli investitori, osserva ad esempio Giuseppe Sersale, partner di Anthilia Capital Partners Sgr, si stanno adeguando a una nuova realtà, "e cioè che il Coronavirus ha completamente rimosso i limiti allo stimolo monetario e fiscale".  

Maurizio Novelli, gestore di Lemanik Global Strategy Fund, non considera particolarmente significativo l'andamento delle Borse in questi giorni. La mossa di Francoforte, che ha quasi raddoppiato il suo programma di acquisto d'emergenza in caso di pandemia (Pepp) aggiungendo 600 miliardi di euro di acquisti e allungandone la scadenza, "avrà scarsi effetti sull'economia reale dei singoli Stati", e invece molte conseguenze sul piano politico, facendo da "sponda" al Recovery Fund e alle trattative iniziate per approvarlo.  

"E' - spiega all'Adnkronos - un passo irreversibile verso l'Unione fiscale in Europa: ormai la Bce assorbe una parte così importante del debito pubblico europeo che rende sempre più pronunciato il movimento verso l'integrazione fiscale".  

I mercati, sottolinea, "stanno prezzando un immediato recupero della crescita e liquidano il virus, ma la realtà è un'altra. Ormai le Borse sono una cosa e l'economia un'altra, da ormai tre anni non hanno più alcuna correlazione, anche perché gli interventi delle banche centrali creano bolle speculative". Il programma Bce anti-covid da 1.350 miliardi, di fatto, sostiene il debito pubblico dell'Eurozona e rappresenta "un forte impulso politico al piano Merkel-Macron da 500 miliardi, e quindi a Francia e Germania". Questa ulteriore spinta "metterà all'angolo l'Olanda e gli altri Paesi contrari all'unione fiscale in Europa: un segnale molto pesante di cui si sono sottovalutate le implicazioni politiche".  

L'ingente pacchetto di stimoli fiscali e monetari che Governi e banche centrali hanno apparecchiato per la ripresa dell'economia sta mandando al mercato il messaggio che "più le cose vanno male più la spesa pubblica e gli stimoli aumentano, con tonnellate di liquidità che allontanano dai fondamentali economici", precisa Sersale. Con il cataclisma del covid, "si giustifica un ingente quantità di denaro, una serie senza fine di pacchetti fiscali di cui, prima o poi, su uno scenario di medio termine, si dovrà pagare il conto. Ci aspettano trimestri difficili, lo scenario è depresso, anche sul piano dei consumi".  

Uno dei rischi è che "l'inflazione, dopo tutto questo stimolo, possa crescere in modo serio, e a quel punto l'inevitabile frenata alla politica monetaria potrebbe essere uno shock". Se invece lo stimolo non dovesse funzionare e l'inflazione restare bassa, "il rischio è che il debito sul pil continui ad aumentare in modo tale da arrivare a scenari di parziale cancellazione del debito".  

Tutto questo senza un grande effetto sul'aumento del credito alla imprese da parte del canale bancario, da cui dipende circa l'85% dei finanziamenti sul Continente europeo. "Da quando la Bce ha cominciato a fare queste operazioni di stimolo - sottolinea ancora Novelli - il credito in Europa non è aumentato. Nell'area Euro il paradosso è che le banche in questi anni hanno comperato Titoli di Stato, riducendo il credito all'economia reale: in pratica, sono servite a fare credito allo Stato più che ai privati". (di Vittoria Vimercati)