Mercato illecito di dati telefonici, maxi operazione "Data Room" -3-

Red/Gtu

Roma, 26 giu. (askanews) - Il provvedimenti restrittivi eseguiti, emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, riguardano indagati residenti nella capitale e in diverse province campane. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano dipendenti infedeli di compagnie telefoniche, (i procacciatori materiali dei "preziosi" dati), gli intermediari che si occupavano di gestire il commercio illecito delle informazioni estratte dalle banche dati ed i titolari di call center telefonici, che sfruttavano tali importanti informazioni per contattare i potenziali clienti e lucrare le previste commissioni per ogni portabilit, che arrivano fino a 400 euro per ogni nuovo contratto stipulato.

A carico degli indagati, nel corso delle complesse attivit investigative, 'sono stati acquisiti concreti e inequivocabili elementi probatori circa l'esecuzione di ripetuti accessi abusivi alle data room in uso ai gestori telefonici operanti sul territorio nazionale e gestite direttamente da Tim, contenenti gli ordini di lavoro di delivery ed i reclami di assurance provenienti dalle segnalazioni dell'utenza relativamente ai disservizi della rete di telecomunicazioni'.

Le articolate indagini sono state avviate nel mese di febbraio scorso dal Cnaipic, su delega della procura della Repubblica di Roma, dopo una denuncia depositata da parte di Telecom Italia, nella quale si segnalavano vari accessi abusivi ai sistemi informatici gestiti da Tim, riscontrate quantomeno a partire dal gennaio 2019.

Gli accessi abusivi avvenivano tramite account o virtual desktop in uso ai dipendenti di gestori di servizi di telefonia e di societ partner per l'accesso ai database. Le banche dati vengono ordinariamente alimentate da tutti i gestori telefonici in relazione alle segnalazioni ricevute dai clienti sui disservizi rilevati, rappresentando oltretutto una vera e propria istantanea, delle condizioni della infrastruttura nazionale di telecomunicazioni. La "filiera criminale", all'interno della quale ogni componente ha uno specifico compito, funzionale al raggiungimento dell'obiettivo finale, grazie alla collaborazione di un esperto programmatore romano, anch'esso colpito da misura cautelare, aveva predisposto addirittura degli "automi", ossia dei software programmati per effettuare continue, giornaliere interrogazioni ed estrazione di dati. Le estrazioni, come hanno scoperto le intercettazioni, erano sistematicamente portate avanti con un volume medio di centinaia di migliaia di record al mese. Gli indagati gestivano tali volumi modulandoli a seconda della illecita "domanda" di mercato, come emerge ad esempio da una conversazione nella quale uno degli indagati chiede ad un dipendente infedele una integrazione di 15.000 record per arrivare ai 70.000 pattuiti per il mese in corso, preannunciando un ulteriore ordine per 60.000 utenze mobili.

Le informazioni estratte dal database, divenivano quindi oggetto di un illecito mercimonio, in quanto particolarmente appetibili per le societ di vendita di contratti da remoto che cercano per l'appunto di intercettare la clientela pi "vulnerabile", a causa di problemi o disservizi, per proporre quindi il cambio del proprio operatore telefonico.

Il complesso "sistema" vedeva da un lato una serie di tecnici infedeli in grado di procacciare i dati, dall'altro una vera e propria rete commerciale che ruotava attorno alla figura di un imprenditore campano, acquirente della preziosa "merce" ed a sua volta in grado di estrarre "in proprio", anche con l'utilizzo di software di automazione, grosse quantit di informazioni, in virt di credenziali illecitamente carpite a dipendenti ignari. La "merce" veniva poi piazzata sul mercato dei call center, 13 sono quelli gi individuati, tutti in area campana, ed oggetto di altrettante attivit di perquisizione. (Segue)