I mercenari sudanesi al fianco di Haftar contro Tripoli

Veronique Viriglio

In Libia, diverse centinaia di mercenari sudanesi stanno combattendo nei ranghi dell'Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar contro il Governo di accordo nazionale, internazionalmente riconosciuto: un ingente afflusso di combattenti, in tutto circa 3 mila, è stato confermato al quotidiano britannico The Guardian dai leader di due gruppi armati sudanesi attivi in Libia. E la loro presenza rischia di complicare ulteriormente un già intricato scenario regionale.

Le fonti sostengono che ci sono state centinaia di nuove reclute negli ultimi mesi: "Tanti giovani uomini che non sappiamo nemmeno come sistemare, proprio perché numerosissimi", ha detto uno dei due comandanti stabilito nel sud della Libia. Secondo un comandante sudanese citato dalla stessa fonte, il loro intervento sarebbe stato cruciale nella "liberazione" dei campi petroliferi sequestrati dalle forze di Haftar.

I miliziani sudanesi sono stati per lo più reclutati nell'instabile regione occidentale del Darfur, dove negli ultimi anni hanno preso parte a diverse insurrezioni armate contro il regime di Omar Hassan al Bashir, deposto lo scorso aprile. Altri combattenti hanno invece raggiunto la Libia con i propri mezzi con l'idea di arruolarsi.

I comandanti sudanesi operativi in Libia hanno riferito che per loro si tratta di "una soluzione temporanea per procurarsi risorse economiche, armi e munizioni necessarie: una volta la missione terminata torneremo a combattere lo Stato sudanese". Dopo la destituzione di Bashir, il loro prossimo bersaglio in patria sarà il nuovo governo di transizione a Khartoum, "non diverso dal precedente regime dittatoriale", hanno insistito i miliziani sudanesi.

Secondo alcuni esperti militari, Haftar avrebbe fatto arrivare in Libia anche un importante contingente dei temuti paramilitari sudanesi delle Forze di sostegno rapido (Rsf), circa un migliaio di uomini, dispiegati con l'aiuto di un signore della guerra, Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti. In patria sono accusati dei peggior crimini mentre in Libia sono anche coinvolti in varie attività illegali, tra cui contrabbando e tratta dei migranti in viaggio verso l'Europa.

La presenza di combattenti sudanesi era già stata denunciata nelle scorse settimane da un gruppo di esperti di Onu, in un rapporto di 376 pagine consegnato al Consiglio di sicurezza. Secondo gli esperti Onu, l'interferenza di miliziani giunti dal Sudan è significativamente aumentata nel 2019, destabilizzando ulteriormente la Libia, con ripercussioni sull'intera regione nord-africana e subsahariana, anche sul medio e lungo termine.