Meritocrazia Italia, 'il dilemma delle mani sporche, si cerca terza via della fratellanza'

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"La tensione tra debolezze umane e capacità di gestione del potere è da sempre oggetto di studio, specie nell’ambito della filosofia politica. È facile che la consapevolezza di poter incidere, con le proprie decisioni, sulle vite altrui porti a un insano delirio di onnipotenza e all’idea di poter stabilire, per sé e per gli altri, cosa sia giusto e cosa, invece, non lo sia. Ma il potere, per essere esercitato in modo funzionale, ha bisogno anzitutto di equilibrio. Soltanto se vi è serenità di valutazione, in disparte ogni condizionamento dell’emotività del singolo, il potere può servire a raggiungere l’obiettivo ambizioso di costruire l’equità sociale. Pensare al benessere collettivo vuol dire saper comporre un progetto che vada oltre i limiti dell’individualismo. È un errore, poi, credere che il potere sia soltanto quello concentrato nelle mani del sovrano, concentrato nelle mani di pochi e subìto dai più. È potere ogni forma di partecipazione alle decisioni, qualunque esse siano". Lo sottolinea Meritocrazia Italia.

"In ogni caso, è essenziale saper fare sintesi tra i bisogni e tra le sensibilità. Interpretare le esigenze e comprendere le situazioni. Perché si dice: ‘il potere che è nelle tue mani è fatto del potere che gli altri avrebbero avuto se non te lo avessero consegnato’. Il potere è ‘bene comune’. La decisione è fatta dei frammenti della volontà di ogni persona che condivide il medesimo percorso. Progetti come quello di Meritocrazia Italia esprimono al meglio la concretezza di queste osservazioni e mostrano bene come il potere possa essere, nei fatti, distribuito tra tutti. Nei gruppi retti dalla libertà partecipativa, si percepisce bene quale valore abbia il pensiero di ciascuno nella composizione della scelta collettiva. Quale responsabilità abbia ciascuno nella determinazione finale. Né Hobbes, né Machiavelli", prosegue.

"Nella concezione hobbesiana, il potere è violenza. In quella machiavellica, è egoismo e spregiudicatezza. Meritocrazia cerca la terza via. Quella della fratellanza e dell’osmosi. Non c’è nessuna legge che possa imporre l’uguaglianza, che esiste di per sé. Si è tutti uguali nella nascita e si è tutti uguali nella morte; nel mezzo, non si può ingannare la natura e creare gerarchie di valore tra gli individui o imporre logiche di prevaricazione. Si hanno abilità diverse, ma tutte utili a comporre il puzzle perfetto di una Società fatta di inclusione e opportunità. Ogni tassello è fondamentale per dar forma alla Felicità di tutti. L’incapacità di comprendere che ognuno è essenziale nel suo e che il proprio apporto a nulla serve senza quello dell’altro rende impossibile la missione. E altera l’essenza del potere. La forza è nella connessione delle energie. Le divisioni distraggono dal giusto impegno e disperdono le forze. L’idea che la politica abbia un suo particolare codice comportamentale, separato dal comune concetto di moralità, è parte della concezione attuale, ma porta a credere che vita e politica siano cose diverse. E invece la politica dovrebbe dettare proprio le linee del come si debba vivere. Con lavoro di squadra. Tutti all’opera. Ciascuno per la sua parte", conclude Meritocrazia Italia.

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