Merkel a Erdogan: basta

Umberto De Giovannangeli
In this photo taken from the Turkish side of the border between Turkey and Syria, in Ceylanpinar, Sanliurfa province, southeastern Turkey, smoke billows from fires on targets in Ras al-Ayn, Syria, caused by bombardment by Turkish forces, Sunday, Oct. 13, 2019. Turkey's President Recep Tayyip Erdogan has rejected offers for mediation with Syrian Kurdish fighters as the Turkish military continues its offensive against them in northern Syria. (AP Photo/Emrah Gurel)

Sfollati o trucidati. La tragedia dei curdi siriani prosegue tra le bombe turche e la ripresa del terrorismo targato Stato islamico. Appelli e condanne internazionali non fermano il “Sultano” di Ankara: “Il nostro esercito penetrerà per una profondità di 30, 35 chilometri in territorio siriano. Al momento mi risulta che 490 terroristi dell’Ypg siano stati uccisi. L’operazione ‘Fonte di Pace’, di cui ci assumiamo la responsabilità, è diretta a distruggere le postazioni dei terroristi Ypg, non contro i curdi che sono nostri fratelli. Vogliamo consolidare l’integrità territoriale della Siria”, ha detto Erdogan. Quanto poi all’embargo nella vendita di armi ad Ankara deciso da 5 Paesi europei, il presidente turco è sprezzante: “Dopo che abbiamo lanciato la nostra operazione, hanno minacciato di imporci sanzioni economiche e l’embargo sulla vendita di armi. Ma quelli che pensano di poter fermare la Turchia con queste minacce si sbagliano di grosso”, ha avvertito in un discorso trasmesso dalla tv di Stato. Dopo queste parole, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiamato al telefono il presidente turco. Gli ha chiesto “di mettere immediatamente fine all’operazione militare nel nord-est della Siria”. Nella telefonata, Merkel ha anche avvertito Erdogan che l’attacco delle forze armate turche in Siria rischia di “aumentare la destabilizzazione” della regione nonché di portare ad una risorgenza dei gruppi terroristi dell’Isis.

 In serata le forze curdo-siriane si sono accordate con la Russia per consentire all’esercito governativo siriano di entrare in due località chiave nel nord siriano, ancora controllate dalle forze curde, per respingere l’offensiva turca in corso nell’area. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria afferma di aver ricevuto informazioni certe dell’intesa, mediata dalla Russia, tra curdi e governo siriano.In base all’accordo, le truppe di Damasco sono pronte a entrare a...

Continua a leggere su HuffPost