Niente accordo sul gas in Ue, Merkel frena. Draghi: "Bisogna fare di più"

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BRUSSELS, BELGIUM - OCTOBER 21: German Prime Minister Angela Merkel (L) and French President Emmanuel Macron (R) attend EU Leaders' Summit in Brussels, Belgium on October 21, 2021. (Photo by Dursun Aydemir/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
BRUSSELS, BELGIUM - OCTOBER 21: German Prime Minister Angela Merkel (L) and French President Emmanuel Macron (R) attend EU Leaders' Summit in Brussels, Belgium on October 21, 2021. (Photo by Dursun Aydemir/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Nessuna decisione in vista, ma al Consiglio Europeo riunito a Bruxelles è il tema dell’energia a tenere banco: 5 ore abbondanti di discussione tra i leader, ben più del previsto. Al tavolo, diverse linee di approccio e all’ora di cena nessun accordo sulle conclusioni finali: eppure non dovevano decidere alcunchè di definito. Angela Merkel, al suo ultimo summit europeo prima di lasciare la cancelliera, frena sulla proposta sostenuta dalla Spagna, dalla Francia, dall’Italia di contratti comuni sul gas, sullo stile di quanto fatto dalla Commissione Europea per l’acquisto dei vaccini anti-covid. Mario Draghi invece insiste, insieme al premier spagnolo Pedro Sanchez, al greco Kyriakos Mitsotakis. È un nord contro sud. Resa dei conti al summit europeo di dicembre.

“Bisogna intervenire per limitare l’aumento dei prezzi, agevolare la ripresa e la transizione verde”, dice il capo del governo. Il piano presentato dalla Commissione la scorsa settimana, né più né meno che un invito agli Stati ad adottare provvedimenti contro il ‘caro bollette’, è “prezioso”, sottolinea Merkel. Per il premier italiano invece “bisogna essere più ambiziosi e accelerare sui prossimi passi”.

In particolare, secondo Draghi, bisogna lavorare sul fronte delle interconnessioni e delle riserve. Vanno prodotti subito degli inventari delle riserve presenti in Europa, con lo scopo di proteggere tutti gli Stati membri dalle pressioni del mercato. Ce n’è abbastanza per avviare un dibattito che dura oltre i tempi previsti da un’agenda che prevede anche una discussione sullo stato di diritto in Polonia, dossier sul quale prevale la linea di mediazione merkeliana.

“Non dovremmo eliminare il mercato”, dice Merkel parlando del ‘caro energia’. “Piuttosto dovremmo fare più mercato e, se necessario, adottare provvedimenti sociali” per sostenere le fasce più deboli. La cancelliera guida tutto un gruppo di paesi nordici contrari ad un intervento che porti a contratti comuni europei sull’energia, tipo quanto accaduto per l’acquisto dei vaccini anti-covid. Merkel vuole difendere i contratti sul lungo periodo adottati a Berlino, soprattutto alla vigilia della messa in funzione del Nord Stream 2, il collegamento che porterà in Germania il gas russo.

Ciò non vuol dire che al nord il problema non sia avvertito. Da qui la lunga discussione all’Europa building. Anche Sanna Marin, premier della Finlandia, uno dei primi paesi a dirsi contrario ai contratti comuni, sottolinea che bisogna continuare a lavorare a soluzioni di breve termine, mentre si avvicina la stagione fredda che “causerà problemi ai nostri cittadini e alle imprese”. Ma nel lungo periodo, dice, l’unica soluzione è “essere energeticamente indipendenti quanto possibile” e “la strada da percorrere è investire nell’energia verde”.

Nord contro sud? Così sembrerebbe da quanto emerge da questa prima discussione tra i leader sull’energia. “Dalla Commissione è stato fatto un buon primo passo”, sono le parole dello spagnolo Sanchez, primo sostenitore del principio “dell’acquisto congiunto del gas”. Ma bisogna “andare ancora più in là con il percorso e ci auguriamo che sia rapido”, continua invitando “alla vigilanza sulla speculazione” nei mercati Ets, il sistema di tracciamento delle emissioni nocive che stabilisce un prezzo per le imprese che inquinano. “L’obiettivo è avanzare nel dibattito e arrivare ad una conclusione al Consiglio di dicembre. La crisi dei prezzi danneggia la competitività dell’Ue”, conclude Sanchez.

Il greco Kyriakos Mitsotakis propone che bisognerebbe consentire ai Paesi dell’Ue di acquistare gas da un “cartello europeo centralizzato” e anche di lavorare per aumentare “lo stoccaggio di gas e ridurre le distorsioni del mercato a breve termine quando le forniture di gas scarseggiano”.

Del tema si discuterà anche al Consiglio dei ministri europei competenti la prossima settimana. Ma, appunto, il summit dei leader a dicembre sembra essere quello decisivo. Non ci sarà Merkel, dovrebbe esserci il nuovo cancelliere Olaf Scholz, ma l’impegno tedesco con i russi sul Nord Stream 2 sembrerebbe assicurare che la linea del governo di Berlino non cambierà.

Se sull’energia la discussione è in fieri - in fondo è appena iniziata, nonostante l’urgenza - sulla Polonia sembra prevalere la linea Merkel. Tutti i leader arrivano al Consiglio europeo in cerca di una mediazione con il premier polacco Mateusz Morawiecki, dopo la sentenza della Corte suprema polacca sulla prevalenza del diritto nazionale su quello europeo e lo scontro mai così feroce tra Varsavia e Bruxelles. Lo stesso leader del Pis annuncia ‘concessioni’, tipo l’eliminazione della camera disciplinare con cui il governo polacco punisce i giudici sgraditi. Ma al tavolo dei leader il dibattito inizia a tarda ora. Mentre scriviamo (intorno alle 20) i 27 sono ancora concentrati a parlare di energia. Del resto, incredibilmente, i due dossier si legano: Morawiecki arriva a Bruxelles con una minaccia che è parte integrante della griglia di mediazione. Eccola: se l’Unione europea dovesse bloccare i fondi di Recovery destinati alla Polonia, Varsavia - per ritorsione - bloccherà la discussione sul maxi-pacchetto dell’Ue per il Clima. Un bel problema per tutti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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