Merkel pensa a un "ruolo quarto" per l'Europa

Merkel (Photo: ANSA foto)

Poche battute ma rivelatrici di una strategia precisa, con qualche timore fondato. A parlare è Angela Merkel, nell’incontro di ieri con i presidenti dei gruppi parlamentari dell’Eurocamera. La Cancelliera è lì per presentare il programma della presidenza di turno tedesca dell’Ue, da luglio fino a fine anno. Basta una domanda della Verde tedesca Ska Keller per rivelare come Merkel intenda gestire i nodi geopolitici che in questa fase, aggravata dalla pandemia, stringono al collo l’Unione Europea, minandone integrità e autonomia. Parliamo della nuova guerra fredda tra Usa e Cina e del peso sempre più importante della Russia sullo scacchiere geopolitico mondiale.

A quanto apprende Huffpost da fonti presenti alla riunione, la presidente del gruppo dei Verdi, la tedesca Keller, chiede alla cancelliera come intenda gestire i rapporti dell’Unione europea con Mosca, Pechino e Washington. Merkel non si scompone, come sempre. Con Russia e Cina, spiega la cancelliera, si tratta di costruire una “politica estera comune”, difendere l’indipendenza, anzi la stessa esistenza dell’Unione europea ma senza seguire le ‘campane’ di Trump. Quanto all’inquilino della Casa Bianca, Merkel prevede “rapporti turbolenti” per via della “campagna elettorale per le presidenziali di fine anno”.

Parole che possono sembrare a prima vista banali. Ma non lo sono. Primo perché la cancelliera mette sullo stesso piano le tre potenze che di fatto minacciano l’Unione. Non si accoda in automatico allo storico asse transatlantico, di fatto costitutivo per l’Ue da quando è nata. Perché quel campo oggi è occupato da Trump, fattore che fa la differenza per la cancelliera.

A maggior ragione, Merkel punta a mantenere l’Ue in un ruolo terzo, anzi quarto, rispetto alle tre superpotenze in competizione tra loro. Ed è anche per queste necessità di carattere globale, che la cancelliera ha lavorato in prima persona al ‘recovery fund’, nuovo e inedito strumento comune dell’Ue che, nelle intenzioni, deve affrontare la crisi economica scatenata dalla pandemia andando a riequilibrare le asimmetrie tra gli Stati del vecchio continente, privilegiando i paesi più colpiti dal virus e dunque più deboli economicamente come Italia, Spagna e Francia.

In sostanza, Trump spinge l’Ue in un ruolo di equidistanza tra Usa, Russia e Cina. O almeno è questo il programma di Merkel per il semestre di presidenza tedesca dell’Ue. Resta la necessità di preservare i legami storici tra Ue e Usa, ma non si può prescindere dall’attuale inquilino della Casa Bianca che, prevede la cancelliera, sfrutterà qualsiasi argomento per la sua campagna per le presidenziali, inquinando il campo delle relazioni diplomatiche con la sua caccia al voto in patria. E’ per questo che Merkel mette in conto “relazioni turbolente” con Washington. 

 

Di certo, la presidenza tedesca dell’Unione casca in un momento nevralgico a livello europeo e globale. La cancelliera si aspetta di poter finalizzare l’intesa sul ‘recovery fund’ e sul nuovo bilancio dell’Ue tra i 27 Stati europei nei sei mesi che la terranno alla guida dell’Unione, ultimo giro di boa per lei che è a fine mandato, sempre che non decida di ricandidarsi alle politiche del 2021 in Germania. Ma, appunto, il semestre tedesco coincide anche con il nuovo test elettorale per Trump e il clima di nuova guerra fredda che il presidente Usa ha impostato contro Pechino in piena pandemia, una sfida di fronte alla quale l’Ue ha oscillato, stordita e incerta nella reazione. Da sottolineare che lo stesso ‘recovery fund’ è denso di potenziali tensioni con Washington: il capitolo ‘risorse proprie’, finalizzato ad aumentare la capacità di bilancio dell’Ue, prevede l’introduzione di nuove tasse come la ‘digital tax’ che andrebbe a colpire i giganti della Silicon Valley, da Facebook a Google. Trump ha già minacciato sanzioni per gli Stati europei che hanno annunciato il ricorso ad una simile forma di tassazione.

Dato il suo inconfutabile peso politico nell’Unione, una Merkel alla guida potrebbe addrizzare il tiro delle relazioni internazionali dell’Ue in quanto ‘unione’ a 27 e non somma di interessi nazionali. Chissà. E magari potrebbe addrizzare anche la reazione, quasi nulla, di Bruxelles sulla repressione cinese a Hong Kong, infiammata dalle proteste contro Pechino anche in tempi di pandemia. Pure su questo, l’Ue stenta a prendere l’iniziativa.

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