Meryl Streep è comunista

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Meryl Streep, Matteo Salvini, Bud Spencer (Photo: Agf)
Meryl Streep, Matteo Salvini, Bud Spencer (Photo: Agf)

Tempi difficili per Hollywood. Dopo Richard Gere che si sarebbe infilato nella vicenda Open Arms “in cerca di visibilità” - il tweet esiste davvero e lotta insieme a noi sul profilo di Giorgia Meloni - ora è Meryl Streep a finire nell’allegro tritacarne mediatico-politico italiano.

L’attrice tre volte premio Oscar è stata chiamata in causa dal leghista riflessivo Giancarlo Giorgetti stanco dei cazzotti western alla Bud Spencer del suo segretario Matteo Salvini. È ora di cambiar film, in sostanza, la critica di Giorgetti al leader. Di lasciar perdere il box office e di passare al genere drammatico (che poi con il Papeete a switchare dalla commedia alla tragedia c’era riuscito alla grande).

Ovviamente la cosa non poteva passare inosservata a un altro attore non protagonista di un certo successo come il deputato Claudio Borghi. Ogni tanto bisogna usare i cazzottoni che faceva valere il simpatico Bud. ”È l’unico modo per schiodare la palude”, osserva Borghi che rincara la dose contro la malcapitata Meryl, definita “di una noia mortale” e “un’attrice che piace al circo della sinistra”. Insomma, roba da radical chic. Giorgio Gaber se l’era scordato, ma anche la Streep era comunista.

Il tema è talmente affascinante che nel dibattito entra anche il figlio di Bud, Giuseppe Pedersoli, che saggiamente opera un distinguo: “Abbastanza inverosimile mettere nello stesso film” i due attori. Il figlio dell’interprete di ”...altrimenti ci arrabbiamo!” azzarda un’analisi politica: “Evidentemente Giorgetti punta all’Oscar, ma mio padre era campione d’affetto”. Manco tanto campata in aria. Intanto nella Lega è Kramer contro Kramer.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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