Mes, fronda M5S scrive ai vertici: "No alla riforma"

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No alla riforma del Mes. Il diniego di un nutrito gruppo di parlamentari M5S viene messo nero su bianco in una lettera inviata ai vertici del Movimento e firmata da ben 42 deputati e 17 senatori. Al netto dei toni concilianti della missiva, il niet suona forte e chiaro, fino alla minaccia di voto contrario in Parlamento al momento della ratifica.

La lettera è indirizzata al capo politico Vito Crimi, ai capigruppo di Senato e Camera pentastellati, Ettore Licheri e Davide Crippa, e a esponenti del governo come il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il sottosegretario a Palazzo Chigi Riccardo Fraccaro. Secondo quanto si apprende, venerdì alle 20.45 si terrà un'assemblea congiunta in videoconferenza con Crimi, proprio per discutere della riforma del Mes in vista del prossimo Consiglio europeo.

"Anche lo scorso anno - ricordano i firmatari - si dava tutto per chiuso ma siamo riusciti nel nostro intento", ovvero rinviare la riforma con lo stop dell'Italia, "ora è il momento di non arretrare su posizioni che non sono nostre. Ciò è ancora più vero in un momento storico in cui serve reale integrazione europea e spirito di solidarietà fra i Paesi dell'Eurozona, piuttosto che il potenziamento di istituzioni intergovernative esterne alle istituzioni comunitarie. In difetto, l’unico ulteriore passaggio che i parlamentari del MoVimento 5 Stelle avrebbero per bloccare la riforma del MES sarebbe durante il voto di ratifica nelle due Camere", sottolineano in modo inequivocabile.

Nella lettera, i parlamentari si soffermano su tutte le tappe che hanno portato alla riforma. "In questi ultimi mesi - osservano - non sono mutati né i termini della riforma, né il ‘pacchetto completo’. Ciò che è cambiata invece è la volontà di quasi la metà del Parlamento di accedere al Mes, rendendo de facto questo strumento più vicino al nostro paese, ed il contesto macroeconomico legato alla pandemia Covid che rende ancora più inadeguato questo strumento".

"L'Europa del postcovid non può essere retta da strumenti pensati per assecondare politiche di austerità. Irrigidire ulteriormente questi strumenti, peraltro, sarebbe un grave errore storico, e non può bastare dire di non volere accedere al MES per avallare a cuor leggero una sua reformatio in peius, proprio per via dei suoi effetti immediati e perché nessuno può essere certo di rimanere al governo del Paese per sempre. In sintesi, il nuovo contesto dovrebbe portarci a riaffermare, con maggiore forza e maggiori argomenti, quanto già ottenuto negli ultimi mesi: NO alla riforma del MES".

Gli eletti 5 Stelle, "consci delle diverse posizioni nella maggioranza, che non vogliamo in nessun modo mettere a rischio", chiedono dunque "che nella prossima risoluzione parlamentare venga richiesto che la riforma sia subordinata alla chiusura di tutti gli altri elementi (EDIS e NGEU) delle riforme economico-finanziarie europee in ossequio alla logica di pacchetto, o in subordine, a rinviare quantomeno gli aspetti più critici della riforma del Mes". Ora è il "momento di non arretrare su posizioni che non sono nostre", pena il voto contrario in Parlamento, ultima spiaggia per fermare una riforma che i firmatari della lettera osteggiano in maniera inequivocabile.

Alcuni eletti 5 Stelle stanno prendendo le distanze dalla lettera. "Vorrei che la mia firma alla lettera sulla risoluzione venisse tolta in quanto erroneamente inserita", è la richiesta, secondo quanto apprende l'Adnkronos, avanzata via mail dal deputato M5S Mattia Fantinati, il cui nome compariva nell'elenco dei 42 deputati e 17 senatori. Anche la deputata Iolanda Di Stasio si sfila: "Ho più volte ribadito la mia contrarietà all’attivazione del Mes per il nostro Paese, ma mai firmato la lettera".