Mes, governo spaccato: "Non ci sono i numeri, parola al Parlamento"

(AP Photo/Andrew Medichini)

Vertice fiume, domenica sera, a Palazzo Chigi per cercare una soluzione allo spinoso fondo salva-Stati che negli ultimi giorni ha tenuto banco nel panorama politico italiano. Al termine di una settimana di tensioni e polemiche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è riunito con la maggioranza per cercare di trovare un accordo comune sul Mes prima dell’informativa odierna in Camera e Senato, ma dal vertice non è arrivata la soluzione sperata.

All’incontro durato più di quattro ore erano presenti, oltre al premier, il ministro dell'Economia Gualtieri, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Fraccaro, il ministro per lo Sviluppo Economico Patuanelli, il ministro per gli Affari Europei Amendola, il ministro degli Esteri e capo delegazione del M5S Di Maio, il ministro della Cultura e capo delegazione del Pd Franceschini, il ministro della Sanità e capo delegazione di Leu Roberto Speranza. Assente Matteo Renzi che, a “Non è l’Arena”, ha passato la patata bollente dell’accordo a M5S e Pd.

Fonti della presidente del Consiglio, al termine del vertice notturno a Palazzo Chigi, fanno sapere che "in vista della prossima riunione dell'Eurogruppo del 4 dicembre 2019 il Governo affronterà il negoziato riguardante l'Unione Economica e Monetaria (completamento della riforma del Mes, strumento di bilancio per la competitività e la convergenza e definizione della roadmap sull'unione bancaria) seguendo una logica di pacchetto”.

"Ogni decisione" sul Mes, fanno sapere da Palazzo Chigi, "diventerà definitiva solo dopo che il Parlamento si sarà pronunciato a partire dalle risoluzioni che saranno approvate l'11 dicembre, in occasione delle comunicazioni che il Presidente del Consiglio renderà' in vista del prossimo Consiglio Europeo”.

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Mes, l’avvertimento di Di Maio e M5S

Prosegue il braccio di ferro del Movimento 5 Stelle che, secondo quanto appreso da Ansa, ha posto un veto sul fondo salva-Stati: "Il Parlamento è sovrano ed è un bene che si sia deciso di non dare nessuna luce verde fino a quando il parlamento non ne discuterà. E’ il Parlamento che parla per primo. Per noi tante cose nell'Unione Economica e Monetaria vanno riviste".

Dello stesso avviso anche il capopolitico Luigi Di Maio, che avverte Conte: “Come abbiamo detto nulla si deciderà finché non si arriverà in Parlamento quando il presidente del Consiglio verrà a riferire e si dovrà approvare una risoluzione. Per noi non esiste solo il Mes, la riforma va valutata nell'ambito di un pacchetto di riforme nelle quali c'è tanto da cambiare".

Di Maio ha poi proseguito: “Finché questo pacchetto non sarà chiaro è evidente che non si può chiudere nessun negoziato e chiederemo anche in Parlamento che il presidente porti questa posizione all'Eurosummit”. Il leader del Movimento ha annunciato che i pentastellati chiederanno che “tutto questo pacchetto venga migliorato in maniera considerevole perché parliamo di risparmi degli italiani".

Anche il ministro dell’Economia Gualtieri ha lanciato un monito: “I numeri per approvare il Mes non ci sono. Il governo si deve fare da parte e lasciare al Parlamento sovrano una decisione così delicata”.

Mes, Gualtieri tratterà con l’Ue

Secondo quanto sottolineato dal capo delegazione del Partito Democratico Dario Franceschini “nessuna richiesta di rinvio all'UE ma un mandato che rafforza il ministro Gualtieri a trattare al meglio l'accordo sul tavolo europeo già dal 4 dicembre. Ovviamente sarà poi il Parlamento a pronunciarsi definitivamente sulle decisioni assunte".

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è atteso quest’oggi alla Camera alle 13 per l’informativa sul Mes, poi alle 15.30 sarà il turno del Senato dove il premier si difenderà dalle “calunnie” di Salvini, in una sfida bis che porta la mente indietro allo scorso 20 agosto.

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