Mes, per la prima volte Conte fa felici i sovranisti

Federica Fantozzi
·Giornalista
·3 minuto per la lettura
ROME, ITALY - OCTOBER 18: Italy's Prime Minister Giuseppe Conte announces new safety measures following a national surge of COVID-19 infections during a press conference at Palazzo Chigi on October 18, 2020 in Rome, Italy. Following this announcement local mayors will have the power to close public areas after 9pm with restaurant opening times and group sizes also being tightened. Bars and restaurants will have to close at midnight and after 6pm, only table service will be allowed, with maximum group sizes being six. Conferences and local festivals have been suspended and amateur contact sports will be stopped while gyms and swimming pools will have seven days to adapt to the new protocols. Starting times at schools will be later and more distance-learning will be encouraged, although these will mainly affect older pupils in high schools. Today Italy has registered 11705 new positive cases with 69 deaths. (Photo by Alessandra Benedetti - Corbis/Getty Images) (Photo: Alessandra Benedetti - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - OCTOBER 18: Italy's Prime Minister Giuseppe Conte announces new safety measures following a national surge of COVID-19 infections during a press conference at Palazzo Chigi on October 18, 2020 in Rome, Italy. Following this announcement local mayors will have the power to close public areas after 9pm with restaurant opening times and group sizes also being tightened. Bars and restaurants will have to close at midnight and after 6pm, only table service will be allowed, with maximum group sizes being six. Conferences and local festivals have been suspended and amateur contact sports will be stopped while gyms and swimming pools will have seven days to adapt to the new protocols. Starting times at schools will be later and more distance-learning will be encouraged, although these will mainly affect older pupils in high schools. Today Italy has registered 11705 new positive cases with 69 deaths. (Photo by Alessandra Benedetti - Corbis/Getty Images) (Photo: Alessandra Benedetti - Corbis via Getty Images)

Il premier non consulta i sovranisti, ma per la prima volta li fa contenti. Quando, rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa sulle nuove misure anti-Covid, si lascia andare a una sostanziale bocciatura del Mes: è un “prestito con cui non si potrebbero finanziare spese aggiuntive”, alla fine un “aumento del debito”, lontano dall’essere una “panacea” ma vicino al rischio “stigma” per l’Italia. Conclusione tranchant: “Se non avremo fabbisogni di cassa, prendere il Mes non ha senso”.

37 miliardi incidentalmente liquidati come superflui parlando d’altro in sala stampa. Gelo nel Pd, rivolta in Italia Viva, brividi in Forza Italia. Ma FdI e Lega che dell’avversione al fondo Salva-Stati hanno fatto un cavallo di battaglia saltano di gioia. “Conte ci dà finalmente ragione - twitta Giorgia Meloni - il Mes non è un regalo, il presunto risparmio è assai risibile e i mercati ci vedrebbero come appesantiti. Ora Zingaretti e Gualtieri si mettano l’anima in pace”. Idem il responsabile economico della Lega, l’euroscettico Alberto Bagnai: “Il premier ammette che il Mes è un debito inutile, pericoloso ed eccessivamente oneroso. Ci aspettiamo le scuse degli hooligans del moderatismo”. Il capogruppo leghista all’Europarlamento Marco Zanni esulta: “E’ una vittoria del nostro partito”. E pazienza se Alessandro Di Battista intesta il successo ai Cinquestelle: “Restano con l’amaro in bocca i Salvi e i Meloni che pensavano di lucrarci elettoralmente”. Un assist, quello di Conte, che fa passare momentaneamente in secondo piano persino l’irritazione ormai consolidata del centrodestra per la mancata interlocuzione con Palazzo Chigi. Matteo Salvini si era appena lamentato: “Da mesi facciamo proposte inascoltate.. Una telefonata di 60 secondi alle 21,30 prima di andare in tv non è il mio concetto di collaborazione”. Adesso, però, fiutano il sangue. Della maggioranza. Che, colta di sorpresa, non sa bene come reagire. Il più rapido è Matteo Renzi: “Conte fa felici Meloni e Salvini ma delude centinaia di sindaci e gran parte della sua maggioranza. E’ un grave errore politico”. Il capogruppo Dem al Senato Andrea Marcucci, e subito dopo il segretario Nicola Zingaretti, ventilano la (impegnativa) prospettiva di un voto in Parlamento: “Il tema va affrontato nelle sedi opportune, non si può liquidare con una battuta”.

Il problema però intanto è politico. “Il no al Mes in diretta tv apre una voragine politica nella maggioranza” sottolinea la capogruppo azzurra al Senato Anna Maria Bernini. Forza Italia deposita in commissione Finanze a Montecitorio una mozione per l’immediata attivazione del Mes messa a punto da Sestino Giacomoni, uomo di fiducia di Silvio Berlusconi. Un modo per rigirare il coltello nelle piaghe di Pd-M5S. Antonio Tajani offre la sua lettura: “Conte deve fare contento Grillo”. Se l’asse giallorossa si spacca, anche il centrodestra è diviso. Benedetto Della Vedeva incalza: “Pd e renziani scelgano: o si impongono sul Mes o vanno a rimorchio di Conte, Fdi e Lega”.

E si sente la voce, parzialmente dissonante, di Luca Zaia: “Non togliamo le castagne dal fuoco al governo. Se decide per il no, ci spiegherà. I cittadini sapranno che non dipende ai governatori”. Già, perché sul territorio, dove la seconda ondata di virus sta già mettendo alla prova la sanità, le differenze tra i partiti sono ben più sfumate. E lo “stigma” che teme chi governa città o regioni è quello di non riuscire a garantire posti in terapia intensiva, tamponi tempestivi e risposte sanitarie efficienti ai propri elettori.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.