Le dimissioni del Papa: un caso quasi unico per la Chiesa

Fabrizio Arnhold

Il Papa si dimette perché le “le forze e l’età avanzata non sono più adatte per il ministero”. Benedetto XVI ha 85 anni (e 301 giorni) ed è il Papa più anziano in carica dai tempi di Leone XIII che concluse il proprio pontificato nel 1903 a 93 anni, dopo 25 anni di papato. Dal 28 febbraio, alle ore 20, la Chiesa non avrà più un Pontefice, e “dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”, ha annunciato lo stesso Benedetto XVI, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto.

Una decisione che ha, ovviamente, suscitato le reazioni dei leader internazionali. “Il governo tedesco reagisce con emozione e turbamento”, ha detto il portavoce dell’esecutivo di Berlino. Per il presidente francese Francois Hollande la decisione di Papa Benedetto XVI di presentare le sue dimissioni è “altamente rispettabile”. “Un gesto di grande coraggio”, ha spiegato Giorgio Napolitano. “Il Papa dimostra con questo gesto grande generosità, grande coraggio e da parte mia grande rispetto”. La notizia, insomma, ha fatto il giro del mondo, conquistando l’apertura di tutti i siti e di tutti i telegiornali, tranne che sulla televisione di Stato cinese CCTV che dal suo sito web censura la notizia. La Bbc parla di dimissioni choc, mentre la Cnn titola con “L’età che avanza costringe il Papa a dimettersi”, mentre per il New York Times si tratta di motivi di salute.

“Il Papa ci ha preso un po’ di sorpresa” e per noi si tratta di “una situazione veramente inedita”. Lo ha detto il portavoce vaticano, Padre Federico Lombardi, aprendo la conferenza stampa a seguito dell’annuncio di Joseph Ratzinger. Una decisione, secondo quanto riferito, dovuta a ragioni di salute anche se “non c’è nessuna malattia”. “Seguendo la sua attività – ha aggiunto – abbiamo notato un po’ di stanchezza e affaticamento rispetto al passato, anche se ha svolto fino in fondo tutte le sue funzioni”. Una situazione straordinaria, quindi. Inaspettata e assolutamente atipica nella storia della Chiesa. Ratzinger sarà un “ex Pontefice” e chiunque verrà dopo di lui, inevitabilmente, si troverà costretto ad affrontare una sorta di anomalia. “Ratzinger non parteciperà al conclave – ha spiegato Padre Federico Lombardi – e non avrà nessun ruolo nella gestione della Chiesa durante la sede vacante che inizia il 28 febbraio. La Costituzione Apostolica non prevede ci sia nessun ruolo per il Papa che si dimette”. Quando lascerà il pontificato e inizierà la sede vacante, si trasferirà a Castel Gandolfo e “successivamente, quando sono finiti i lavori, dove c’è la sede del monastero delle suore di clausura sul colle Vaticano”. Ma non dovrà considerarsi “recluso in nessun modo – ha continuato Lombardi – avrà la sua normale libertà. Certo è una situazione inedita, vediamo come la vivrà. Non posso dire quello che farà”, ma “più volte lui ha detto di voler dedicare l’età anziana alla scrittura, allo studio e immagino lo farà”. Nessuna certezza, però, perché quello che sta succedendo a Roma è senza dubbio qualcosa di insolito. Dopo le sue dimissioni, inoltre, “è ragionevole pensare che potrà essere chiamato vescovo emerito di Roma, ma non essendoci precedenti non posso affermare nulla con certezza su questo”. Come detto, il rischio di interferenze del Papa dimissionario con il suo successore, potrebbe creare più di un problema alla Santa Sede. “Benedetto XVI sarà quanto mai attento e capace di evitarlo in ogni modo”.

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Foto - Papa Ratzinger, 8 anni a San Pietro




Un Papa che lascia il pontificato è un evento raro nella storia della Chiesa. Il caso più famoso è quello di Celestino V: Pietro da Morrone, sacerdote, condusse una vita eremitica. Diede vita all’Ordine dei “Fratelli dello Spirito Santo”, denominati poi Celestini, approvato da Urbano IV. Fu eletto Papa quasi ottantenne, dopo due anni di conclave, il 5 luglio 1294, fu incoronato a L’Aquila nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove è sepolto. Dopo quattro mesi dalla nomina, rinunciò all’incarico a causa di manovre politiche legate alla sua persona, morì poco dopo in isolamento coatto nel castello di Fumone. Per Dante fu “colui che per viltade fece il gran rifiuto”, oggi lo si ricorda come un uomo di grande fede. Il secondo caso che la storia ricorda è quello di Gregorio XII, Papa dal 19 dicembre 1406 al 4 luglio 1415. Rinunciò al pontificato e si ritirò a Recanati. Nel 1417, dopo la sua morte, il suo successore lo nominò Pontefice Emerito di Roma.

Nel codice di diritto canonico, al canone 332 paragrafo 2, si legge: “Nel caso in cui il romano Pontefice rinuncia al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e venga debitamente manifestata, non si richiede che qualcuno la accetti”. E per la Santa Sede le parole di Ratzinger “indicano una scelta fatta in piena libertà” e sono state accolte “con una grandissima ammirazione per il grande coraggio”.