Salve le pensioni con il pro rata attenuato

Antonio Ciccia

Salve le pensioni dei ragionieri calcolate con il pro rata attenuato. Sono legittime le pensioni con le deliberazioni del 2002 e 2003 della Cassa di previdenza di ragionieri e periti commerciali, che rideterminano il calcolo della pensione con criteri meno favorevoli rispetto al precedente sistema retributivo.
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 24221/2014, interpreta il groviglio della normativa previdenziale dei professionisti, con un bilanciamento tra l'esigenza di tutela dei diritti maturati (definiti «maturato previdenziale») e l'altra esigenza di consentire alla casse di previdenza di mantenersi in equilibrio finanziario.

La parola chiave di un vero e proprio tourbillon normativo e giurisprudenziale è l'espressione «pro rata». Con questa espressione si indica il principio per cui la pensione si calcola a pezzi, a seconda del «maturato previdenziale». Quindi se le regole pensionistiche cambiano, chi ha maturato un pezzo di pensione nella vigenza delle regole precedenti più favorevoli può portarsi dietro questa dote; e le nuove regole (peggiorative) si applicano solo per la parte di pensione maturata nel periodo posteriore alle modifiche. Quindi una rata si calcola con le regole vecchie più favorevoli e un'altra rata si calcola con le nuove regole più sfavorevoli.

Nella storia del sistema pensionistico dei ragionieri si è avuto il passaggio dal sistema (più favorevole) retributivo a quello più sfavorevole (contributivo). Inoltre si sono avute negli anni 2002 e 2003 modifiche delle regole pensionistiche anche con variazioni peggiorative interne al sistema retributivo (allungamento del numero degli anni presi in considerazione per il calcolo della pensione, passando alla media degli ultimi 24 anni).

In relazione a queste numerose modifiche si è sviluppato un contenzioso seriale, in cui i pensionati hanno invocato il criterio del pro rata come persistente sistema di garanzia, così da non perdere il cosiddetto «maturato previdenziale».

Il problema è che anche il principio del pro rata non è stato definito in maniera univoca. Anzi ci sono due forme di pro rata: il pro rata propriamente detto (disciplinato dalla legge 335/1995) e il pro rata attenuato (dovuto alla legge 296/2006, legge Finanziaria per il 2007). Prima della Finanziaria per il 2007 il principio del pro rata doveva essere, per legge, rispettato; dal 2007 il principi del pro rata doveva solo essere «tenuto presente» e combinato con il principio del rispetto della gradualità e equità tra le varie generazioni. Tra l'altro la materia è resa ancora più intricata da una norma di interpretazione autentica introdotta dalla legge di Stabilità del 2014 (legge 147/2013), che ha dichiarato la salvezza delle deliberazioni assunte dalle casse di previdenza dei professionisti e ciò in virtù dell'esigenza di garantire equilibrio finanziario e salvaguardia nel tempo delle prestazioni pensionistiche.

In sostanza, occorre combinare sia la modifica normativa ante e post 2007 sia la norma di interpretazione autentica del 2013 (legge di Stabilità per il 2014). La Cassazione, quindi, ha distinto i due periodi e per ciascuno di essi ha individuato un diverso ambito di applicazione della norma di salvezza del 2013.

Le conclusioni della sentenza, dunque, distinguono due periodi: chi è andato in pensione prima del 1° gennaio 2007 e chi è andato in pensione dopo. Per chi è andato in pensione prima di quella data la norma di salvaguardia della legge di Stabilità 2014 garantisce in toto il principio del pro rata: quindi l'interessato gode del rispetto del principio del pro rata sia per quanto concerne il passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo e anche per qualsiasi altra modificativa del trattamento pensionistico (come le variazioni in pejus del calcolo della pensione retributiva); al professionista che, invece, è andato o va in pensione dopo quella data non si applica direttamente il pro rata, propriamente detto, ma si deve solo «avere presente» il principio del pro rata. In sostanza è legittima la liquidazione dei trattamenti pensionistici fatta dalla cassa con decorrenza 1° gennaio 2007 nel rispetto delle deliberazioni della cassa e cioè le deliberazioni 22 giugno 2202, del 7 giugno 2003 e del 20 dicembre 2003.

Così decidendo la sentenza in commento consente di ricostruire la giurisprudenza in un quadro unitario. Anche la recente sentenza 17892/2014, apparentemente difforme e favorevole al lavoratore, non contraddice quella in commento, ma giunge al risultato per una pensione liquidata ante 2007.

Soddisfatto il presidente della Cassa dei ragionieri, Luigi Pagliuca. «Ho sempre affermato di avere piena fiducia nella decisione della Suprema (KOSDAQ: 094840.KQ - notizie) corte», ha detto, «convinto, come sono sempre stato, che alla fine avrebbero prevalso le ragioni di diritto oltre che quelle del normale buon senso».