Mettere i soldi in tasca agli italiani. Nel Governo il timore di una bomba sociale

Carlo Renda
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Il primo problema di oggi è l’emergenza sanitaria, ma si sta manifestando anche una crisi economica e sociale che rischia di trasformare la paura in ansia, in frustrazione, in rabbia, soprattutto nelle aree più depresse d’Italia. Lo dimostrano alcuni episodi di intolleranza e malessere nei supermercati. Nel Governo emerge la volontà di iniettare liquidità nelle casse degli italiani, un sostegno che possa ampliare il reddito di cittadinanza nel pieno dell’emergenza coronavirus.

A proporre “misure universali e immediate di sostegno al reddito” è il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, esponente del Partito democratico, il quale non nasconde la “paura che le preoccupazioni che stanno attraversando larghe fasce della popolazione per la salute, il reddito, il futuro con il perdurare della crisi si trasformino in rabbia e odio. Ci sono aree sociali e territoriali fragili ed esposte a qualsiasi avventura - afferma in un’intervista a Repubblica - Il bilancio pubblico si deve prendere cura dell’intero tessuto sociale. E lo deve fare adesso”. Con il Cura Italia, prosegue, “abbiamo fatto molto, in pochi giorni la manovra di un anno. Ma ora dobbiamo mettere i soldi nelle tasche degli italiani a cui fin qui non siamo arrivati. Questa è la priorità del decreto di aprile. Così come va assicurata liquidità al sistema delle imprese per tenerlo in vita, bisogna tenere in vita la società. Liquidità anche per le famiglie, per chi ha perso il lavoro e non ha tutele” perché, avverte Provenzano, è “in gioco c’è l’ossatura della democrazia”.

Come fare? Provenzano afferma che “il reddito di cittadinanza va esteso”. Il ministro spiega che “volevamo migliorarlo già prima del coronavirus, adesso diventa indispensabile”. In particolare bisogna “rafforzare il sostegno alle famiglie numerose. Rendendolo compatibile con il lavoro, per integrare il reddito se necessario”. La ricetta di Provenzano, pertanto, è che chi ha perso il lavoro deve ottenere “una cifra equa rispetto alla cassa integrazione: 1.000-1.100 euro al mese” mentre in tutti gli altri casi ci “dev’essere un compenso che garantisca la dignità”. Con quali soldi? “Ma le risorse vanno trovate” dice solo. E in questo senso gli eurobond “sono decisivi” in quanto “non possiamo indebitarci all’infinito” e quindi “bisogna lavorare anche a una riforma fiscale” nella quale “chi ha di più deve dare di più”. Torna lo spettro della patrimoniale, ma Provenzano spiega che “le formule per realizzare un fisco davvero progressivo possono essere inedite, ma l’obiettivo dev’essere chiaro: salvare il ceto medio. Sennò la polveriera esplode”.

Sull’altro fronte della maggioranza, nei 5 stelle, in un’intervista alla Stampa, il viceministro all’Economia Laura Castelli afferma che serve “un reddito di emergenza per tutti” e “servono 100 miliardi per ricostruire”. Perché “la tenuta dell’Italia dipende da paure che vanno rassicurate. Siamo già al lavoro su una rete territoriale di assistenza” assicura Castelli. “Ci stiamo attrezzando, stiamo solo discutendo se darei i soldi direttamente ai cittadini, o sospendere alcune spese. Un esempio: ti do i soldi per pagare le bollette o ti sospendo le bollette? Io preferisco la prima ipotesi, così garantisco la continuità aziendale”. Una sorta di helicopter money, come vuole fare Donald Trump negli Usa: “Garantire reddito a tutti, con uno strumento facile da usare. Su questo c’è accordo con l’opposizione. Chiamiamolo reddito di emergenza, o reddito straordinario. Stiamo pensaod di semplificare le procedure di accesso al reddito di cittadinanza, allargandolo a chi non ce l’ha, e senza le condizioni previste”. Sui tempi Castelli dice: “il prima possibile e la cifra sarà dignitosa”.

La viceministro avverte per esempio che “gli autonomi vanno equiparati ai lavoratori dipendenti” perché “non possiamo permetterci una lotta sociale tra chi ha lo stipendio assicurato dalla cassa in deroga e chi no. Non ha torto chi dice che 600 euro previsti sono meno del reddito di cittadinanza”. Per le imprese, invece, ” Su Mario Draghi che chiede azioni rapide a sostegno di chi perde il reddito, Castelli dice che “forse è diventato un fan di M5S”, aggiungendo che “non possiamo rientrare nel patto di stabilità con le vecchie regole. Servono garanzie dall’Europa che poi non ci troviamo con la Troika in casa”.

Il rischio di rivolta è il timore di cui parla anche Matteo Renzi in un’intervista ad Avvenire, ma l’ex premier va controcorrente: “Riapriamo”. A Pasqua le fabbriche, il 4 maggio le scuole. “Perché non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Perché la strada sarà una sola: convivere due anni con il virus”: è l’appello del leader di Italia Viva. “Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire”. Renzi dice che “sono tre settimane che l’Italia è chiusa e c’è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi, non ha più da mangiare. I tentacoli dell’usura si stanno allungando minacciosi specialmente al Sud. Senza soldi vincerà la disperazione e si accende la rivolta sociale. I balconi presto si trasformeranno in forconi; i canti di speranza, in proteste disperate”.

L’estensione del reddito di cittadinanza è respinta da Renzi: “una scelta legittima ma non è la mia: perché serve creare lavoro, serve investire, serve uno shock economico per l’Italia per evitare di condannarla al declino per sempre. Quando finirà l’emergenza, saranno finiti i soldi e non ci saranno più posti di lavoro. E il Paese diventerà una polveriera sociale” scrive sulla sua ‘e-news’. “Vanno sbloccati i cantieri -avverte- facendo lavorare le persone con il Piano Shock che è pronto da mesi. Le persone devono avere mascherine, distanze di sicurezza, controlli. Ma devono lavorare. Lo fanno le cassiere, devono farlo gli architetti e gli operai, i parlamentari e i tecnici. Vanno salvate le piccole e medie imprese, dando liquidità. Ci sono alcuni settori che oggi possono partire. Si pensi a tutto il settore dei lavori pubblici e degli investimenti con il Piano Shock”.

Dissente da Matteo Renzi, invece, Carlo Calenda, per il quale non è il tempo di riaprire. “Caro Renzi, la tua dichiarazione che bisogna riaprire prima di Pasqua è poco seria. Potremo riaprire quando la curva inizierà a flettere seriamente. Altrimenti il lockdown sarà stato inutile e dovremo riapplicarlo al primo riaccendersi di un focolaio” afferma in una nota il leader di Azione “Al contempo - prosegue - bisogna preparare la riapertura. Sono attività impegnative. Come servire le categorie a rischio che rimarranno a casa; far arrivare il materiale di protezione alle fabbriche; far partire il tracciamento e i tamponi; preparare il Sud per una recrudescenza sui giovani che ci sarà comunque se apri a tutti; gestire orari della distribuzione commerciale... Continuate a parlare per slogan senza comprendere le implicazioni gestionali. La verità è che in tutto l’Occidente abbiamo una classe dirigente politica che non è pronta per affrontare la prima vera emergenza della nostra generazione”, conclude Calenda.

“Il Governo deve istituire immediatamente il reddito di quarantena per tutte le persone che sono rimaste prive di denaro” scrive su Twitter il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. “E’ necessario - aggiunge - immettere subito liquidità nelle loro tasche per consentirgli di avere beni di prima necessità. Napoli fa e farà la sua parte”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.