Mettono star Madonna in una icona, problemi in Libano per band gay

Cgi

Roma, 25 lug. (askanews) - La indie band alternativa libanese Mashrou' Leila, formata nel 2008 da studenti dell'Università americana di Beirut, potrebbe finalmente essere autorizzata ad esibirsi in Libano, ma solo se si scusa per due delle sue canzoni. All'origine della controversia: un articolo condiviso su Facebook dal leader del gruppo, Hamed Sinno, illustrato da un fotomontaggio in cui il volto della Vergine Maria, di un'icona, è stato sostituito da quello della stella americana Madonna, e la didascalia indica: "madonna e un piccolo fan".

Con un cantante apertamente gay, Hamed Sinno, e testi accattivanti che analizzano questioni sociali e LGBT, il gruppo è accusato di aver violato la sacralità dei simboli cristiani. L'arcivescovado maronita di Jbeil, una città a nord di Beirut conosciuta anche come Byblos, dove il gruppo dovrebbe esibirsi il 9 agosto durante un festival, ha chiesto lunedì l'annullamento del concerto, denunciando "gli obiettivi del gruppo e il contenuto delle loro canzoni", che "minano per lo più i valori religiosi e umani e attaccano i simboli sacri del cristianesimo", riporta Afp.

Il direttore artistico del festival, Naji Baz, ha dichiarato che è stato trovato un compromesso dopo un incontro con l'arcivescovo di Jbeil. "Abbiamo un accordo sul fatto che il concerto si svolgerà come previsto, se il gruppo terrà una conferenza stampa nei prossimi giorni", ha dichiarato Naji Baz.

In questa occasione, dovranno "scusarsi con coloro che hanno offeso" con due canzoni considerate "insultanti la sacralità dei simboli cristiani". Queste due canzoni, "Idols" e "Djin" non saranno cantate al Festival di Byblos, ha detto.

Dopo un concerto del gruppo in Egitto nel 2017 durante il quale alcune persone avevano sventolato la bandiera arcobaleno, simbolo della comunità LGBT, le autorità avevano lanciato una campagna di repressione contro la comunità omosessuale, facendo diversi arresti. In Giordania, i concerti sono stati cancellati nel 2016 e nel 2017, a seguito delle proteste dei parlamentari conservatori.