Mezhuev e la via del pragmatismo per risolvere il conflitto Russia - Occidente

Boris Mezhuev / Facebook

AGI - L'alienazione totale della Russia dall'Occidente, il loro definitivo distanziamento, gioverà finalmente a entrambi. Una volta raggiunto il plateau delle relazioni, con una sostanziale indifferenza reciproca, allora si potranno ricostruire rapporti di cooperazione, basati puramente sul realismo politico.

Ne è convinto Boris Mezhuev, storico della filosofia annoverato da Michel Eltchaninoff - autore del volume 'Nella testa di Putin' - tra gli ideologi del "pensiero politico conservatore" della Russia contemporanea e studioso di alcuni dei pensatori che hanno ispirato lo stesso leader del Cremlino, come Konstantin Leontiev e Nikolay Danilevsky.

Fondatore del sito 'Russkaya Istina' (Verità russa; www.politconservatorism.ru), Mezhuev promuove la cosiddetta "rinascita conservatrice" della Russia, con una recisione netta con i valori occidentali e il "sogno", come dice lui stesso, di avere un posto nella casa europea.

"Spero molto che la Russia possa vivere senza Occidente, sarà buono sia per noi che per voi", dice in un'intervista all'AGI, in una pausa tra un esame e l'altro all'Università statale di Mosca Lomonosov (Mgu), dove insegna filosofia.

"Finora", spiega, "la Russia ha contato sulla possibilità di un Occidente alternativo, con leader che comprendessero le sue esigenze e con cui poter collaborare, Trump in America o Salvini in Italia, per esempio; ma si trattava di un sogno, non so fino a che punto condiviso dal presidente, promosso da potenziali ideologi russi come Aleksandr Dughin. Il sogno di educare l'Occidente, cambiarlo e trasformarlo in senso pro-russo era un'idea purtroppo molto diffusa da noi, come anche in Occidente era radicata la convinzione di poter cambiare la Russia, ammaestrarla".

Mezhuev è "del tutto contrario" a questa posizione: "Non penso garantisca la sicurezza né nostra, né vostra", taglia corto, promuovendo invece come "conveniente a entrambi" un reale "distanziamento".

Il filosofo parla di "discorso post-coloniale" per descrive il dibattito su questi temi in corso in Russia, come se il Paese si stesse liberando dall'influenza di un oppressore, mentalmente e culturalmente.

"Capisco i timori dei liberali, che questo nuovo approccio del Paese di 'contare solo sulle sue forze' porti al rifiuto di una serie di valori esterni a noi: il rifiuto della democrazia, della razionalità, dell'illuminismo" sono già in atto ammette, spiegando che nel Paese "c'è una crescente richiesta di un'ideologia unificante", dopo quella "a suo modo contraddittoria" degli ultimi 20 anni di Putin che è stato un liberale in economia, ma un conservatore sui temi geopolitici.

La nuova ideologia russa, a suo avviso, dovrà tenere insieme le radici europee, a cui la Russia "è visceralmente affezionata", con la comprensione del 'particolare percorso' - il cosiddetto 'osoby put' - a cui è destinata la Russia, un cammino unico di sviluppo e un insieme di valori che non sono né occidentali né orientali.

Quando Russia e Occidente arriveremo "al plateau delle loro relazioni, quando nessuna delle due parti vorrà più cambiare l'altra, avremo una reciproca neutralità, una indifferenza di civiltà, chiamiamola così, in cui si accetta che la controparte ha posizioni diverse, per esempio su una serie di temi come l'aborto, la famiglia, i diritti delle minoranze sessuali".

L'esempio è quello delle relazioni tra Mosca e Teheran: "Nessuna delle due è interessata alla situazione dei diritti umani dell'altra e le relazioni sono basate su puro realismo politico. Quando arriveremo a questo anche con l'Occidente, allora gli interscambi commerciali, la cooperazione tecnologica potranno riprendere sulla base del pragmatismo, ma è ancora presto, siamo ancora in una fase di passaggio".

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