"Mi hanno offerto il papato". "Rubbia dov'è?". Cronaca semiseria dal suk del Senato

Pietro Salvatori
·Giornalista politico, Huffpost
·2 minuto per la lettura
ROME, ITALY - JANUARY 19: Italian Prime Minister Giuseppe Conte attends the communications on the current political situation at the Italian Senate before the confidence vote, on January 19, 2021 in Rome, Italy. The Italian government is on the verge of another crisis, as two ministers in Conte's coalition government resign amid disputes over spending of EU funds during the pandemic.  (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
ROME, ITALY - JANUARY 19: Italian Prime Minister Giuseppe Conte attends the communications on the current political situation at the Italian Senate before the confidence vote, on January 19, 2021 in Rome, Italy. The Italian government is on the verge of another crisis, as two ministers in Conte's coalition government resign amid disputes over spending of EU funds during the pandemic. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)

Entra in buvette Mario Giarrusso, l’eclettico senatore che fu dei 5 stelle e che oggi è coccolato e blandito come salvatore della patria, il suo tra i voti in bilico per mantenere vivo, magari agonizzante ma vivo, il governo di Giuseppe Conte. Davanti a un piatto di cannelloni mantiene il riserbo: “Come voto lo vedrete più tardi”. L’hanno contattata? Le hanno proposto qualcosa? “Il papato, che tanto qui a Roma ne avete già due, che vi cambia il terzo?”. Non si sarà spinto a tanto il premier che ha contattato lui, come ha cercato alcuni tra gli indecisi a dargli la fiducia. La situazione è grave ma non è seria, il clima al Senato non è pervaso dalla scarica elettrica dei giorni decisivi. Per tutti, la partita vera si gioca da domani, le oscillazioni del pallottoliere sono minime. Alle 10 del mattino i volti in maggioranza sono distesi: “Secondo i nostri calcoli arriviamo a 158”, spiegano, tre in meno dei 161 della maggioranza assoluta, tre sopra la soglia psicologica dei 155. La spiegazione la offre un esponente del governo: “A noi basta arrivarci vicini, poi siamo nelle mani di Conte”. Il premier ha incassato il no alla fiducia dell’Udc, ma proprio con i cattolici sta trattando, i quali, secondo gli emissari di Palazzo Chigi oltre ai loro tre senatori porterebbero in dote un’altra manciata di colleghi, che nei più rosei auspici potrebbero arrivare fino a otto. Incassare una maggioranza relativa, poi prendere tempo nella speranza di blindarla. L’ambizione è quella, possibilmente già da domani, di poter costruire un gruppo con qualche transfuga di Iv e Fi, che sia perno dell’operazione tratteggiata dal premier in Aula e attrattiva per gli indecisi.

Due portavoce parlottano: “Speriamo che ne arrivino tre o quattro da Iv!”, “Ma no vedrai che traslocano i tre di Forza Italia”. Poco più in...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.