"Mi ha scritto prima dell'overdose letale: 'Devi avere fiducia in me, mamma'"

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“Mio figlio poteva essere salvato, ne sono certa”. È il grido di dolore della mamma di Federico Bartollo, il 23enne di Padova morto per l’iniezione letale di eroina fatta dal pusher. “L’hanno lasciato lì a rantolare”, si sfoga la donna in un’intervista a Il Corriere della Sera.

Una storia difficile quella di Federico, che a 14 anni ha un incidente che gli cambierà la vita. Racconta la mamma:

“Un camioncino l’aveva investito a neppure cento metri da casa, in bicicletta. Rimase in come per 40 giorni. Poi un anno di riabilitazione. Quando uscì dall’ospedale la parte sinistra del corpo non rispondeva più. E lui era mancino”.

Da quel momento per Federico la vita diventa in salita. Escluso da tutti, si rifugia nella cocaina. Ricorda il papà:

“Mi disse: ‘Papà, quando prendo quelle sostanze mi seno uguale agli altri, normale’”.

Entra ed esce dalla comunità, Federico, fino all’ultima tragica notte, quando nella casa dello spacciatore gli viene iniettata l’overdose di eroina che gli costerà la vita.

“L’ultimo messaggio di mio figlio è una bugia. Mi aveva detto che sarebbe andato a fare un giro sui colli con un amico. Qualcosa non mi convinceva, gli ho chiesto se fosse la verità. e lui mi ha risposto: “Devi avere fiducia in me, mamma. Stai tranquilla”. Invece stava andando a casa dello spacciatore. E lì è morto”.

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