Michael J. Fox: "Non posso più lavorare e imparare dialoghi: se sono alla fine della mia carriera, così sia"

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
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(Photo: Jason LaVeris via Getty Images)
(Photo: Jason LaVeris via Getty Images)

“Se sono alla fine della mia carriera, così sia”. A dirlo è Michael J. Fox nel suo nuovo libro No Time Like the Future, in cui racconta il rapporto col lavoro e con la malattia. L’attore da anni affetto dal morbo di Parkinson continua: “Per me il tempo di lavorare dodici ore al giorno e imparare a memoria sette pagine di dialoghi, è passato”.

“C’è un tempo per ogni cosa – è uno dei passaggi del volume scritto Michael J. Fox e riportati da People – almeno per un po’, mi accingo a un secondo ritiro. In seguito potrei ripensarci, chissà, le cose cambiano. Ma se sono alla fine della mia carriera, così sia”.

Nell’autobiografia, la quarta scritta da Fox, l’attore 59enne che ha prestato il volto a Marty McFly di Ritorno al Futuro ha parlato della sua lotta contro il Parkinson e dei sintomi ingravescenti da esso derivanti, motivi che lo hanno indotto a smettere di recitare ancora una volta, dopo il primo stop autoimposto del 2000 e interrotto qualche anno più tardi con un parziale ritorno sulle scene. La malattia gli era stata diagnosticata nel 1991, a soli trent’anni.

“La mia memoria a breve termine sta sparendo. Recitare è quasi impossibile”, erano state le parole di Michael J. Fox in un’intervista concessa a People qualche settimana fa.

L’artista aveva proseguito: “Ora mi devo continuamente esercitare a recitare scioglilingua per migliorare la mia dizione. Non riesco più a suonare bene la chitarra, non riesco più nemmeno a disegnare, non sono mai stato bravo a ballare e ora sta peggiorando anche la mia recitazione”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.