Michela-Spaghettipolitics, expat, 22 anni. “Non torno, in Italia trovi lavoro solo con le conoscenze"

·3 minuto per la lettura
Passengers carrying suitcases upon arrival at the airport (Photo: Igor Alecsander via Getty Images)
Passengers carrying suitcases upon arrival at the airport (Photo: Igor Alecsander via Getty Images)

La politica italiana è vista dagli altri paesi come un sistema complesso di cui si fa fatica a parlare. Ad affermarlo è proprio un’italiana all’estero, Michela Grasso, classe 1999 e un profilo Instagram da più di 200mila followers. Si chiama Spaghettipolitics e il suo obiettivo è raccontare “wtf is going on in It”, quello che succede in Italia (e nel mondo), in italiano e in inglese. Laureata triennale in Scienze politiche all’università di Amsterdam con una specializzazione in relazioni internazionali e studi di genere, Grasso è arrivata per la prima volta in libreria con Il futuro non può aspettare, edito da DeAgostini, e un sottotitolo che la riguarda da vicino: “Perché la mia generazione è costretta a partire”.

“Il libro - racconta Grasso a Huffpost - raccoglie diverse storie di vite che hanno lasciato l’Italia”, persone, come appaiono nel libro, spesso arrabbiate e deluse nei confronti di quel complesso sistema politico. “Sceglierle non è stato facile. Ho provato a dare voce a esperienze molto diverse tra loro e di cui magari si parla poco. E volevo averne almeno una in ogni continente, non tutte in Europa, per restituire anche la misura di quante sono le persone condividono l’esperienza di essere italiani all’estero”. A questo scopo le vengono in aiuto i numeri, che nel libro sono riportati accanto alle emozioni degli expat che vanno via dalle loro case.

Nel 2019, 122.000 italiani hanno spostato la loro residenza all’estero. E sono solo una minima parte degli 899.000 che hanno lasciato il paese negli ultimi dieci anni. Ottocentonovantanovemila persone: è come se l’intera città di Torino scomparisse da un giorno all’altro, lasciando un grosso buco nel mezzo del Piemonte.

Lei la sua città in Lombardia, Gallarate, in provincia di Varese, l’ha lasciata dopo il liceo, seguendo non solo l’idea che “in Italia non c’è futuro ma anche la pura e semplice voglia di scoperta e indipendenza”. Per studiare e lavorare non ci è ancora mai tornata. “Non sono pronta a tornare in Italia, nel caso vorrei tornarci con più competenze, per poter trovare un buon lavoro”, dice, “ora sono in Francia a fare servizio civile europeo, proprio perché dopo la triennale non sapevo bene cosa volessi fare e quando mi fanno la classica domanda sul cosa fare dopo, dico la verità, cioè che non lo so, probabilmente continuerò a studiare”.

Sempre nell’ambito delle scienze politiche, assicura: ”Confrontandomi coi miei amici all’estero l’opinione mainstream è che di politica italiana non si parla perché è tutto un po’ macchinoso e caotico”. Un aspetto che emerge anche nel libro, per esempio nell’aneddoto del professore di Introduzione alle Scienze Politiche che nei primi mesi di università ad Amsterdam, ricorda Grasso, liquidava la legge elettorale italiana in poche frasi perché troppo complicata. “Servirebbero un po’ più di persone giovani in politica probabilmente per cambiarla, perché quelli che ci sono sembrano solo tante fotocopie”.

Parlare di italiani all’estero ha dato la possibilità a Grasso di raccontare numeri e storie e di toccare uno dei temi più caldi che vi orbitano intorno, quello del lavoro. “Trovare un lavoro in Italia è una ricerca che funziona molto con le conoscenze più che con le competenze”, dice. “Nel libro lo racconto attraverso la storia di André, uno sviluppatore di app che lavora a Londra e che in Italia faceva fatica”. Un altro aspetto significativo secondo Grasso è che “in Italia molte aziende prevedono stage non pagati: è chiaro che chi può svolgerli, avendo alle spalle una famiglia che può mantenerlo, è in vantaggio nell’accumulare esperienza in più rispetto a chi non può se lo può permettere”.

Quando qualcuno le chiede il perché lei non torni, risponde: “Ho 22 anni, di tempo per tornare ce n’è. Intanto sono qui che imparo prospettive nuove, faccio esperienze in un ambiente multiculturale, mi confronto con opinioni diverse, così nel caso in cui tornerò avrò un background esteso da offrire”.

Michela Grasso (Photo: Matteo Moretti Azzalli)
Michela Grasso (Photo: Matteo Moretti Azzalli)
Il futuro non può aspettare (Photo: DeAgostini)
Il futuro non può aspettare (Photo: DeAgostini)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli