Michetti non risponde sui fascisti e si fa scudo con Bertolaso

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13/10/2021 Roma, tasmissione televisiva Porta a Porta, nella foto il candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri, Bruno Vespa e il candidato del centro destra Enrico Michetti (Photo: Maria Laura AntonelliMaria Laura Antonelli)
13/10/2021 Roma, tasmissione televisiva Porta a Porta, nella foto il candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri, Bruno Vespa e il candidato del centro destra Enrico Michetti (Photo: Maria Laura AntonelliMaria Laura Antonelli)

Calenda direbbe che stavolta Enrico Michetti non è arrivato con la biga e non ci sono problemi di parcheggio. Il primo faccia a faccia del ballottaggio con il rivale Roberto Gualtieri si tiene in orario e senza diserzioni. Nella “terza camera” di Bruno Vespa, dove però più che al ritmo suadente dell’anfitrione si balla al countdown del timer che scandisce rigidamente le finestre del confronto. Buche del diametro di 103 centimetri, monnezza, trasporto, gli istrici che fanno compagnia ai cinghiali.

I due aspiranti al Campidoglio – il primo in abito grigio, il secondo in blu ministeriale, entrambi con cravatta a pallini - si fronteggiano sui temi della campagna elettorale. Michetti glissa con disinvoltura di fronte alle “provocazioni” del candidato Dem che su “legge e ordine” suggerisce che era meglio non candidare esponenti di Casa Pound nelle liste di centrodestra, e che se si vuole un aiutino del governo per le casse vuote capitoline sarebbe meglio evitare “attacchi scomposti” come quelli della Meloni alla ministra Lamorgese. Niente. Michetti dribbla, strizza l’occhio alla Raggi (e ai suoi elettori), attacca Zingaretti. E apre l’”ombrello Bertolaso”, già considerato una “garanzia” da Salvini: “Ha dimostrato di saper fare. Noi siamo una squadra, la sinistra no”. Tanto che nella sala stampa, appena riaperta dopo il covid, durante la registrazione scappa una voce dal fondo: “Mica avevamo capito che si candidava Bertolaso...”.

Gigantografia del Colosseo sullo sfondo, scenografia scarna su sfondo azzurro. In primo piano le immancabili poltroncine bianche che hanno visto sedersi tutti i politici dell’ultimo quarto di secolo, visto che “Porta a Porta” ha festeggiato a gennaio le nozze d’argento con il pubblico: esordio con Prodi, Berlusconi che firma il patto con gli italiani, D’Alema in grembiule che cucina il risotto, e poi Fini, Bertinotti. Non si sono sottratti neppure Renzi, Monti, persino Grillo pur dandogli del “fossile” ha presenziato al rito del salotto più longevo della tv italiana. Ma anche i Casamonica incensurati, i plastici della cronaca nera, persino Monica Lewinsky. Si racconta che nel 2015 Berlusconi fece sondare il gradimento di Vespa, salvo poi scegliere Alfio Marchini.

Ai dadi parte per primo Michetti, Vespa lancia la madre di tutti i temi: i rifiuti, l’Ama che arranca, la monnezza che viene esportata, la Tari carissima, la differenziata al palo del 15% per il degrado. Il “professore” se la prende con la Regione Lazio, attacca Zingaretti: “Servono gli impianti e una task force per ripulire Roma dal degrado”. Gualtieri dal canto suo Promette: “Pulizia straordinaria, aumento della differenziata al 50% in due anni, superare i cassonetti”. Lo dice alla fine, ma anche per lui gli impianti sono la via maestra.

Secondo dente cariato della capitale: i trasporti pubblici. L’ex ministro dell’Economia ha già 23 delibere sulla mobilità nel cassetto per potenziarli, dagli autobus alla cura del ferro, finanche una App. Michetti” torna sul suo cavallo di battaglia: le metro che dovranno sfioccare, e oltre alla Roma Lido ci saranno semafori intelligenti. Sul Pnrr Gualtieri si illumina: ci sono 65 milioni per gli enti locali, un milione di alberi da piantare, e lui pensa a una struttura dedicata. Michetti lo stuzzica: “Ha messo zero fondi per Roma, è nominata solo tre volte nel Recovery”. Gualtieri rintuzza: “Gliene regalo una copia sottotitolata...”. L’altro tema su cui il candidato Dem si scalda sono le tasse: la Tari scenderà del 20%, ma anche l’addizionale Irpef diminuirà grazie a un complesso meccanismo di commissariamento del debito.

Entrambi gli sfidanti sono a favore del Giubileo: Michetti, da ex ragazzo dell’oratorio, ed è lì che si gioca la carta Bertolaso. L’ex capo della Protezione Civile è il golden boy, già vantato da Salvini. Gualtieri sottolinea la strada dell’”inclusione”: “Nessuno morirà di fame per le strade”. E prova a sfruculiare (invano) la linea michettiana “ordine e sicurezza”: “Allora non dovevate mettere candidati di Casa Pound nelle vostre liste...”.

Michetti non replica, idem su Meloni a Lamorgese...”. Fa spallucce: “Che c’entra?”. In genere è più ferrato sui rischi dei monopattini contromano, ma stavolta su butta. A quattro giorni dal voto, tende la mano alla Raggi. Su Expo 2030, ha fatto un gran lavoro con cui andranno “in continuazione” (lapsus per continuità). E dopo un servizio che vede saltellare per i vicoli capitolini topi, gabbiani cannibali, clan di cinghiali e infine istrici, sancisce: “E’ colpa della Regione Lazio che non ha commissariato, sull’emergenza ambientale ha responsabilità gravissime”. Gualtieri replica: “Bizzarro scaricare le colpe su Zingaretti, gli regalo un manuale di diritto. Non abbiamo nostalgie per la discarica di Malagrotta”.

Suona il gong. Vespa li congeda, come l’insegnante di due alunni secchioni ma non sfavillanti. Chissà quanti voti sposterà, ma il sospirato confronto c’è stato. E in vista di rivoluzioni sulla mobilità promesse da entrambi gli schieramenti, la biga è arrivata puntuale.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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