Migliaia di mascherine nei magazzini delle scuole. "Sono delle mutande”

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(Photo: Stefano Guidi via Getty Images)
(Photo: Stefano Guidi via Getty Images)

Magazzini, sottoscala, aule inutilizzate, ogni spazio libero delle scuole italiane è pieno di scatoloni che contengono mascherine. Sono ancora sigillate perché gli studenti e il personale scolastico non le usano. Anzi, non le hanno mai usate. Il motivo: sono scomode, fastidiose, troppo strette o troppo larghe e hanno anche un cattivo odore.

“Non solo i ragazzi non le vogliono ma io mi rifiuto di dargliele perché non sono delle mascherine, ma sono delle mutande”, dice a Huffpost la dirigente scolastica del liceo scientifico Bottoni di Milano. “Ne abbiamo in sovrabbondanza belle impacchettate nello scantinato, sono 46mila, quando qualcuno se le verrà a prendere gliele daremo volentieri”. E sulle indicazioni ricevute per sapere cosa fare per smaltirle dice: “Noi abbiamo scritto al mondo intero, all’inizio ci hanno detto che potevano essere donate alla Caritas, dopo non abbiamo più avuto notizie, ma non capisco perché se non vanno bene per gli studenti debbano andar bene per queste associazioni”.

Le mascherine ricevute dalle scuole, per la maggior parte, non sono uguali alle classiche chirurgiche ma sono quelle “a mutanda”, così soprannominate da un famoso post di Facebook dalle mille e più condivisioni, pubblicato dal professore Alex Corlazzoli, che a novembre 2020 aveva fatto scoppiare la polemica. Si tratta di mascherine senza gli elastici da posizionare dietro le orecchie ma con due fasce da infilare dalla testa - queste quelle che vengono da FCA (Fiat Chrysler Automobiles), sul sito di Invitalia c’è una lista di oltre 120 aziende che hanno il contratto per produrre le mascherine per gli istituti - oppure di un tipo che si sgretola in mezzora. “I miei studenti si lamentano ma io non ho mascherine diverse da dargli se non quelle che consegna la struttura commissariale, che si usurano appena dopo che uno le ha indossate”, racconta Mira Masillo, dirigente scolastico dell’Isis Casanova di Napoli. “Noi più che avere problemi di stoccaggio di quelle inutilizzate, abbiamo un problema di spreco - spiega - continuiamo a distribuirle, quindi si può dire che le stiamo smaltendo, ma finiscono nel cestino”.

La distribuzione delle mascherine nelle scuole ha inizio a settembre dell’anno scorso, quando gli studenti rientrano nelle aule dopo i primi mesi di pandemia, il lockdown e la pausa estiva. Lucia Azzolina, al tempo ministro dell’Istruzione, annunciava: “Le mascherine ci saranno sempre e le scuole ne avranno 11 milioni al giorno”. E l’allora commissario straordinario Domenico Arcuri spiegava che la distribuzione di mascherine gratuite per studenti e personale scolastico sarebbe avvenuta su base settimanale o bisettimanale, in relazione al numero di alunni e di personale scolastico di ciascun istituto.

Da settembre 2020 inoltre la struttura commissariale inizia a pubblicare i dati per tracciare il numero di mascherine consegnate alle diverse scuole d’Italia. Secondo l’ultimo aggiornamento, al 6 ottobre 2021, ne sono state distribuite finora 1,8 miliardi. Calcolando che le sedi scolastiche in Italia sono oltre 40mila e gli studenti circa 8,3 milioni e considerando che solo una minima parte di essi le utilizza, è possibile che le mascherine accumulate, o sprecate, siano migliaia, se non milioni.

Fino a settembre 2021 il commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo, nominato dal premier Mario Draghi a marzo 2021, scontava il contratto stipulato dal suo predecessore Arcuri con FCA che prevedeva la produzione delle “mascherine a mutanda” dal mese di luglio 2020 al settembre 2021. Così anche i contratti con le altre aziende, e non era prevista la sospensione della distribuzione durante la didattica a distanza.

Proprio per questo i dispositivi hanno iniziato ad accumularsi nelle scuole, che hanno dovuto mettere gli scatoloni dove meglio potevano. Dopo quasi un anno di lamentele in cui “alle scuole è stato detto di rivolgersi alla struttura commissariale per capire cosa fare”, come assicura il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) Antonello Giannelli, ”ora qualcosa si sta muovendo e la situazione sembra essere risolta”. Lo conferma anche Mario Rusconi, presidente ANP Lazio: “So che ci sono degli istituti che si stanno organizzando per il reso”. Alcuni dirigenti scolastici di Roma infatti sono riusciti sia a bloccare l’invio dei pacchi di mascherine, perché ne avevano già abbastanza di scorta sia a organizzarsi per mandarle indietro, attraverso l’indirizzo mail fornito dalla struttura. Ancora non è così però per l’istituto Bottoni di Milano.

Anche Maurizio Franzò, il preside dell’istituto superiore Gaetano Curcio di Ispica, in provincia di Ragusa, che aveva raccontato a il Post di avere nel magazzino diversi scatoloni colmi di mascherine, si dice ora speranzoso: “Abbiamo ricevuto la circolare che indica dove trasmettere eventuali dispositivi in esubero, e per ora non le stiamo neanche ricevendo, e ben venga perché ne abbiamo ancora una bella scorta”. A Huffpost anche lui conferma che “c’è un indirizzo mail che funziona cui chiedere di stoppare l’invio delle mascherine o richiederle quando ve ne sia bisogno”.

Resta da capire se il commissario straordinario Figliuolo stipulerà nuovi e diversi contratti per la produzione di mascherine, che tengano conto del disagio emerso rispetto alla forma e che comprendano anche la regolamentazione delle consegne agli istituti quando dovesse subentrare la necessità della didattica a distanza. L’aggiornamento dei dati sulla distribuzione delle mascherine risulta sospeso.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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