Migrantes: in Italia spaccatura tra accoglienza e rifiuto

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Roma, 24 ott. (askanews) - "La mobilità umana globale da positiva e arricchente è diventata moneta di scambio di voti elettorali e così, facendo leva sull'innata paura dello straniero come predone, si è iniziato a vedere il ripiegamento di alcuni Stati su se stessi, chiusure di confini e alzate di muri. L'Italia non è stata da meno e oggi vive da protagonista questa spaccatura culturale e identitaria tra accoglienza e rifiuto, tra apertura e chiusura, tra l'essere sempre più terra di partenze (anche degli stessi immigrati divenuti cittadini italiani o no) e luogo di approdo (primo approdo per essere precisi)". Lo si legge nel Rapporto Italiani nel Mondo elaborato dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, presentato oggi a Roma alla presenza del ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano.

"Una Italia non serena, persa tra indicatori statistici che non lasciano dubbi: oltre 1,8 milioni di famiglie italiane in povertà assoluta per un totale di 5 milioni di individui di cui oltre 2 milioni e 350 mila nel Mezzogiorno. L'Italia è il paese più longevo d'Europa con 14.456 centenari residenti all'inizio del 2019 di cui l'84% donne. Con un'età media di 45,4 anni, una diminuzione di 128 mila nascite dal 2008, un numero di decessi pari a 10,5 individui ogni mille abitanti, un indice di vecchiaia (rapporto tra anziani 65+ e giovani <15 anni) pari a 172,9, oltre 90 mila residenti in meno in un anno, l'Italia vive un pieno inverno demografico al quale si uniscono la bassa crescita economica, la formazione e l'istruzione inadeguate al livello europeo e internazionale di innovazione e di competitività e un lieve miglioramento dei dati sulla occupazione e sulla disoccupazione per tutte le classi di età. Il tasso di inattività mostra, invece, andamenti diversificati: cala tra 4 Rapporto Italiani nel Mondo 2019 i 15-24enni e i 50+, aumenta nelle classi di età centrali. L'incrocio degli ultimi dati Eurostat e quelli dell'ISTAT parlano di oltre 3 milioni di NEET (Not in Education, Employment or Training) in Italia, un triste primato dei giovani italiani tra i 20 e i 34 anni la cui incidenza è del 28,9% su una media europea del 16,5% e del 17,2% nell'Eurozona".

"Bisogna considerare i dati presentati il punto dal quale ripartire per modellare percorsi operativi che è ancora possibile intraprendere nonostante il grave ritardo accumulato", afferma Migrantes in introduzione del rapporto. "La demografia non è un destino ineluttabile, ma è indubbio che l'Italia stia vivendo da tempo un 'malessere demografico' che è possibile fronteggiare e da cui è possibile guarire scegliendo la cura adeguata, avendo una pazienza certosina e la lungimiranza di pensare che il tanto lavoro fatto non darà probabilmente risultati godibili da chi c'è oggi, ma piuttosto da chi ci sarà domani e che si troverà a vivere, speriamo, tempi meno tesi e con malesseri meno evidenti".