Migranti, Affronti (Cesi): "Ong sentinelle ma criminalizzate da Governi Conte e Draghi"

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"Le migrazioni continuano a essere viste come un problema, usando una lente distorta. Di volta in volta si parla di attentato alla nostra identità, di minaccia dei confini nazionali, di questioni di ordine pubblico e sicurezza. Mai, però, di quello che realmente sono: una grande opportunità. Così un Paese di 60 milioni di abitanti grida all'invasione di fronte a poche migliaia di disperati in fuga...". Mario Affronti i flussi migratori li conosce bene. Per anni da medico è stato a capo dell'Unità operativa semplice di Medicina delle migrazioni al Policlinico di Palermo, oggi, in pensione, è il responsabile dell'Ufficio Migrantes dell'Arcidiocesi del capoluogo siciliano e direttore regionale dell'Ufficio regionale per le migrazioni della Cesi, la Conferenza episcopale siciliana.

"E' un fenomeno che viene affrontato sempre in maniera emergenziale pur essendo ormai un fatto strutturale a cui dovremmo essere preparati", dice in un'intervista all'Adnkronos. Mentre, complici le condizioni meteo favorevoli, le carrette del mare tornano a solcare il Mediterraneo e il fenomeno migratorio riconquista la scena del dibattito politico, destra e sinistra si sfidano a colpi di tweet e comunicati stampa. "La contrapposizione è solo a parole, i fatti raccontano una certa continuità tra il Governo Conte e quello Draghi - puntualizza -. Come si può pensare a un accordo con la Libia, come si può considerare porto sicuro un luogo in cui i migranti sono vittime di criminali senza scrupoli? E' una politica folle che non porta a nulla".

La soluzione, invece, passa "dalla modifica dell'accordo di Dublino, dalla ripartizione delle quote, da ingressi legali, dal riconoscimento di Lampedusa e dell'Italia intera come avamposto dell'Europa". Per il responsabile dell'Ufficio Migrantes "da anni ormai assistiamo a un arretramento dei diritti. L'Europa e l'Occidente sembrano aver dimenticato i principi su cui si fondano e il diritto di asilo, sancito anche dall'articolo 10 della nostra Costituzione, rimane sulla carta. Anzi, viene continuamente calpestato. La conseguenza? Si lasciano nelle mani di criminali persone che hanno tutto il diritto di venire da noi". E se la discontinuità nella gestione dei flussi migratori resta solo un miraggio, nei fatti continua la "criminalizzazione" delle Ong, che, invece, "come dice monsignor Staglianò (vescovo di Noto e delegato per i migranti della Conferenza episcopale siciliana, ndr), rendono visibile Dio dove Dio non c'è, ossia nelle assurde morti in mare".

I fermi amministrativi che hanno bloccato nei porti le navi umanitarie sono "un fatto gravissimo", perché quelle imbarcazioni sono "le uniche sentinelle del Mediterraneo, un occhio vigile che testimonia gli orrori compiuti e davanti ai quali l'Europa non può continuare a girarsi dall'altra parte. Dovrebbero essere aiutate non ostacolate come, invece, avviene". Per Affronti c'è nei confronti delle Ong un "clima di sospetto, il tentativo di vedere il losco ovunque, un tentativo alimentato da cliché senza fondamento come quello che ritiene queste navi 'taxi del mare".

Davanti a questo scenario "una sinistra che si rispetti dovrebbe andare fino in fondo su alcuni temi, come lo Ius soli, invece in Italia si continua a non avere leggi inclusive. Lo straniero viene additato come colui che ruba il lavoro, che delinque, che porta le malattie e i rigurgiti di razzismo sono sempre più forti". Anche a Palermo. "C'è un razzismo strisciante, a tutti i livelli, non solo nelle classi popolari. Alimentato dalla destra che ne approfitta per calcolo elettorale: un comportamento osceno. Anche tra i cattolici in molti la pensano come Salvini - dice il responsabile di Migrantes - e in un momento di crisi economica, qual è quello che stiamo vivendo, la paura del diverso aumenta".

"Se solo si riuscisse a guardare negli occhi queste persone - sottolinea -, ci si renderebbe conto che ogni timore è immotivato, che l'immagine stereotipata dello straniero non corrisponde alla realtà. Ci accusano di essere buonisti, invece siamo solo realisti: viviamo con loro, sappiamo della ricchezza anche culturale che custodiscono. Una nuova linfa preziosa per le nostre stanche comunità". (di Rossana Lo Castro)

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